Atalanta
A novembre dell’anno scorso, proprio prima della sosta per le Nazionali, l’Atalanta aveva messo la parola fine a quello che è stato il breve ciclo di Ivan Juric. A distanza di 365 giorni, proprio l’ex tecnico nerazzurro viene affrontato a Monza in un contesto abbastanza delicato, viste le attuali voci nei confronti di Maurizio Sarri, seppure la proprietà abbia ribadito la fiducia al tecnico (ovviamente condizionata da gioco e risultati, viste le cifre spese e gli obiettivi stagionali). Con il senno di poi è tutto più facile, però considerando ciò che è stato Juric all’Atalanta, a fronte anche dei paragoni degli ultimi giorni, la domanda è spontanea: a distanza di un anno cosa si può dire del ciclo Juric-Atalanta?
Una scelta tra candidati, identità e una grande eredità
L’estate del 2025 aveva visto l’addio di Gasperini e la ricerca di un candidato ideale per raccogliere l’identità giusta. I tre profili vagliati erano Thiago Motta, Palladino e Ivan Juric: mister che seguivano la stessa filosofia di gioco del tecnico di Grugliasco. Tutti stavano più o meno sullo stesso livello, ma a far muovere l'ago della bilancia per la società è stato il DS Tony D’Amico, che ha scelto il tecnico croato sebbene la scelta sembrasse inizialmente indirizzata verso Palladino. Le motivazioni erano legate a un passato lavorativo a Verona che aveva portato grandi soddisfazioni: aspetto che si scontrava con un’eredità gigantesca e con un mister che arrivava da una stagione disastrosa tra Southampton e Roma, elementi che avevano sollevato molti dubbio.
Estate turbolenta e il caso Lookman
Viene data carta bianca sulla campagna acquisti, ma l’estate 2025 è stata tra le più turbolente degli ultimi anni, segnata dall'esplosione del famoso caso Lookman. Juric deve fare a meno del giocatore più forte, oltre che della megaplusvalenza targata Retegui: nel complesso viene comunque costruita una squadra all’altezza per entrare almeno in Conference League, e per il resto il qualcosa in più avrebbe dovuto darlo l’allenatore: oltre il merito di aver lanciato due giovani come Bernasconi e Ahanor.
Partenza confortante
Sul discorso campo, l’Atalanta di Ivan Juric provava a seguire il filo logico gasperiniano, seppure la sua non sia mai stata una squadra iperoffensiva: una retroguardia sicuramente più equilibrata con un 3-4-2-1 che creava molto, ma che non riusciva a sfruttare appieno la dinamicità e la potenza offensiva della Dea. La partenza nel complesso non è neanche male, considerando anche un gioco bello solo a sprazzi: l’Atalanta sfiora il colpo contro la Juve e domina Como e Lazio (nonostante i pareggi), vincendo con Torino e Lecce. Nel mezzo tantissimi infortuni e un percorso in Champions League positivo, in cui si perde contro il PSG ma si vince contro il Brugge, si pareggia dominando contro lo Slavia Praga e si espugna Marsiglia.
L’inizio della parabola discendente
Il problema sta nel concreto: è un’Atalanta che crea tanto ma concretizza poco, sebbene i gol subiti siano molti di meno. I punti persi contro le piccole a suon di pareggi cominciano a pesare, come sottolineato dalle famose parole di Carnesecchi replicate poi dallo stesso mister. Il clima all’interno dello spogliatoio comincia a diventare cupo. A ciò si aggiungono il pareggio con il Milan in cui i cambi troppo difensivisti hanno fatto discutere (andando contro l’ideologia gasperiniana di giocarsela sempre per vincere), l’illusione di Marsiglia con il gol vittoria di Samardzic e infine lo 0-3 in casa contro il Sassuolo che ha sentenziato la parola fine al suo ciclo a Bergamo: chiuso con 2 vittorie, 7 pareggi e 2 sconfitte.
Ivan Juric, quando il massimo non basta
Definire Juric il tecnico peggiore nella storia dell’Atalanta è sicuramente poco oggettivo. Non si è dimostrato all’altezza dell’eredità raccolta dal suo maestro (inutile negarlo), ma nel mezzo tanti dettagli che sono stati fatali: il gol sbagliato da Maldini con il Pisa, la rete mancata da Krstovic che poteva chiudere i conti con la Juve, il tiro di Sulemana salvato sulla linea contro il Como, il palo di Zappacosta contro la Lazio, la palla gol di Lookman salvata sulla linea contro il Sassuolo prima della debacle, la vicenda Ademola e gli infortuni. Con i “se” e con i “ma” non si fanno i risultati, fa parte del calcio: certe storie sono destinate ad andare bene oppure, come nel caso di Ivan Juric all’Atalanta, a rivelarsi non all’altezza della storia recente.






