Che Icardi avrebbe ritrovato la Juve? Dalla Turchia: "Segna sempre, ma è un po' più appesantito"
Dalla Turchia alla Serie A, passando per una suggestione che ha diviso i tifosi bianconeri. In questo mercato di gennaio Mauro Icardi alla Juventus è stato una possibilità che non è mai diventata realtà. L’attaccante argentino classe 1993 si era offerto, convinto di poter ancora incidere ad altissimo livello, ma l’operazione non si è mai scaldata davvero. A Istanbul, però, sono sicuri che Maurito avrebbe avuto ancora tanto da dare a una big del nostro massimo campionato come la Vecchia Signora. Lo afferma Çağatay Çelik, giornalista di HT Spor e firma molto autorevole all'interno della galassia Galatasaray.
"Alcuni giocatori arrivano e aprono un’era. Quando se ne vanno, la chiudono. Mauro Icardi è una di queste figure rare", spiega Çelik ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com all'indomani della chiusura del calciomercato in Italia. "Nell’estate del 2022 il Galatasaray arrivava da una delle stagioni più buie della sua storia. Il club ha scelto di non ridimensionarsi, ma di osare, di sognare in grande, puntando sulle stelle. E Icardi è diventato il vero simbolo di quella trasformazione".
Il legame con l’ambiente giallorosso è stato immediato e viscerale. "Dal momento stesso in cui ha messo piede a Istanbul, Maurito ha costruito un legame organico, quasi istintivo, con i tifosi. Le parole 'Aşkın olayım', 'lascia che io sia il tuo amore', hanno trovato il loro significato più puro nella sua presenza in campo". Un rapporto cementato dai successi: "È diventato l’architetto di due campionati".
Poi, il momento più duro. "La partita contro il Tottenham è stata crudele: il destino lo ha colpito due volte, con gravi infortuni al ginocchio. I medici pensavano che non sarebbe tornato prima di novembre, quasi un anno dopo. Eppure ha partecipato comunque al ritiro estivo". Oggi, racconta Çelik, "quello che vediamo non è ancora l’Icardi che conoscevamo. C’è un po’ di peso in più, i movimenti non sono fluidi come prima, ma rispetto a qualche mese fa è chiaramente in crescita. Vuole giocare ogni minuto. È ancora innamorato del calcio".
E il gol resta il suo linguaggio naturale. "Siccome è un calciatore eccezionalmente intelligente, il suo istinto per il gol è rimasto intatto. Un gol ogni 126 minuti è una prova sufficiente. Anche se le sue prestazioni restano all’ombra di Osimhen, nessun altro giocatore riesce a creare nemmeno la metà dell’aura che Icardi genera dentro lo stadio".
L’impatto dell'ex bandiera dell'Inter, insomma, va ben oltre il campo. "I bambini vanno a scuola con la maglia di Icardi. La sua canzone viene suonata come campanella scolastica. Ha eguagliato il record di Hagi, probabilmente uno dei tre o quattro più grandi giocatori della storia del club, e con ogni probabilità lo supererà entro la fine della stagione". E la chiusura di Çelik è una sentenza: "Assistere alla storia di Mauro Icardi al Galatasaray è, per chi sa guardare, un privilegio".











