Cristiano Bacci: “In Portogallo ho trovato la mia strada. Salvare il Tondela? Una maratona”
Tra i tanti allenatori italiani all’estero la storia di Cristiano Bacci, tecnico toscano di Massa classe 1975 e attualmente alla guida del Tondela, formazione di Primeira Liga portoghese, è una delle più peculiari, con un percorso a dir poco unico. In sella da novembre, Bacci ha ereditato una formazione con appena 6 punti raccolti nelle prime 11 giornate: il Tondela è adesso terzultimo a 19 punti, ma a due sole lunghezze dalla salvezza diretta.
Bacci, nell’ultimo turno è arrivato un 2-2 con il Santa Clara che ha i vostri stessi punti: è maggiore il rammarico per il gol subito nel finale o la soddisfazione per il quinto risultato utile consecutivo?
L’obiettivo è la salvezza, ma sappiamo di poterla raggiungere solo al termine di una maratona: da quando sono arrivato abbiamo lavorato sempre in questa ottica. Il Tondela è una realtà che ha bisogno di dedizione e organizzazione per stare al passo con le altre.
Cos’è il Portogallo per lei?
La nazione che mi ha dato l’opportunità di arrivare a un certo livello nel calcio. Dopo gli anni in C con l’Entella e poi in Serie D sono arrivato qui nel 2015 con l’Olhanense, prima di fare l’assistente a Răzvan Lucescu e poi tornare con Boavista, Moreirense e ora il Tondela. In Italia ho iniziato a fare l’allenatore a 33 anni ma non sono riuscito a fare il salto che invece ho compiuto qui in Portogallo.
Dopo il percorso avviato da primo allenatore è stato per sei anni vice di Raznan Lucescu tra Paok e Al Hilal: è corretto definirlo più un ‘passo di lato’, che un ‘passo indietro’?
Sul momento poteva anche sembrare un passo indietro, ma a distanza di anni dico che non è stato così, anzi. Mi mancavano dei pezzi: noi italiani abbiamo una cultura molto forte su tanti aspetti ma anche lacunosa su altri, l’estero e Lucescu mi hanno aiutato in questo. E’ stato un percorso migliorativo e un’opportunità, nata tramite una conoscenza comune, ovverosia il preparatore atletico che aveva lavorato prima con me e poi con lui. Con Lucescu abbiamo vinto tutto quello che potevamo vincere, dal campionato greco col Paok alla Champions league asiatica con l’Al Hilal.
A proposito di questo: lei ha conosciuto un Arabia Saudita, a livello sportivo e non solo, un po’ diversa da quella attuale.
E’ un Paese in evoluzione, quando sono arrivato io le donne stavano iniziando a poter guidare le auto, per parlare anche di aspetti politici e culturali. In rosa avevamo giocatori fantastici come Gomis e Giovinco, giocatori di un’altra categoria, come quelli attualmente in Arabia. Nel calcio lo sforzo economico del Paese era già stato avviato da alcuni anni.
Poi sono arrivati i primi mesi in Serie A, come vice di Cioffi all’Udinese. Cosa l’ha spinta a scegliere di rientrare in Italia in quel momento?
Il mio punto di partenza è sempre stato il concetto di avventura. Mi piace uscire dalla comfort zone, misurarmi in nuove sfide e trovare in esse gratificazioni. Così ho abbandonato una situazione molto comoda, come quella con Lucescu, per provare la Serie A. E’ stato bellissimo, oltretutto in una società all’avanguardia come l’Udinese: sono stato scelto proprio per la mia esperienza all’estero. Sono stati mesi che mi hanno arricchito.
Come si può descrivere la Primeira Liga oltre le “solite” tre Porto, Sporting e Benfica?
Per definire il livello basta vedere quanti giovani siano in grado di emergere dal campionato. In Italia stiamo attingendo ancora poco, ma Inghilterra e Francia su tutte fanno la spesa qui, ogni anno. E’ un campionato importante a livello qualitativo, un ponte per i Paesi sudamericani verso l’Europa utilizzato da molte squadre per far migliorare e maturare i giovani prima del definitivo salto di qualità. In Portogallo il terreno è fertile perché si ha a che fare con tanti giovani, e si trova quella voglia di emergere tipica delle nostre categorie inferiori. E personalmente mi sento tagliato per lavorare in un contesto del genere.
Ma quindi un rientro in Italia non è nei suoi pensieri?
In realtà sono aperto a tutto. Mi stimolano le sfide e le novità, sono un italiano all’estero ma sono convinto che questo percorso lontano dal mio Paese mi abbia assolutamente arricchito. Ho la fortuna di avere una famiglia che mi appoggia in questo e quindi vado avanti per la mia strada, ovunque essa sia.
Chiudiamo tornando all’attualità e all’obiettivo salvezza con il Tondela. Due delle prossime tre sono con Rio Ave (15esimo) e AFS (18esimo), a metà farete visita allo Sporting: è il momento decisivo della stagione?
Il mio non è solo un lavoro di campo ma anche di organizzazione e mentalità. Il tempo stringe, tutte le partite sono importanti. Abbiamo pareggiato anche con il Benfica, non ci sono risultati scritti. Siamo una squadra che non ha la forza ad esempio di potersi imporre in casa e tralasciare la gare in trasferta, tutte le gare sono utili. Questa è la mentalità che ho provato a trasmettere alla mia squadra, sapendo di dover fare i conti solo alla fine.











