Como, l'ex Todesco: "Non ha senso nascondersi. Atalanta, chi mi fa paura. Morata era abbattuto"
Il Como non vuole rinunciare al sogno Europa, l'Atalanta invece concretizzare l'inseguimento e accorciare le distanze in classifica in un autentico scontro diretto. La partita di domenica pomeriggio al Sinigaglia (ore 15) preannuncia spettacolo e in esclusiva ai microfoni di TuttoMercatoWeb ne ha parlato Enrico Todesco, ex attaccante biancoblù dei tempi d'oro negli anni Ottanta ma con trascorsi anche tra Lazio e Genoa tra le altre.
Magari è troppo presto per cominciare a fare dei calcoli, ma il Como arriva al match con l’Atalanta da diretta rivale per un posto in Europa. Quanto sarà importante uscire imbattuti per restare attaccati lassù?
"Direi che la partita è fondamentale. Se si immagina un Como lanciato verso l'Europa. Arrivati a questo punto non ha nessun senso nascondersi, le concorrenti dirette sono l'Atalanta e il Bologna, giochi con la prima in casa e qualora si vincesse domenica si metterebbe un solco tra quelli che potrebbero essere gli avversari diretti per la conquista all'Europa".
Kuhn è uscito un po' allo scoperto riguardo l'obiettivo stagionale, ossia l'Europa. Però i risultati e forse ancor più le prestazioni sono una dimostrazione della forza del Como... ma che insidie può trovare con l'Atalanta?
"L'Atalanta è sicuramente uno squadrone, ha meno punti di quelli che meriterebbe la rosa e probabilmente qualche infortunio qua e là ha influito sulla classifica. Per il Como, le dichiarazioni sono 'giochiamo partita dopo partita' e loro fanno bene a rimanere umili e con i piedi per terra. Però chiaramente la piazza è in subbuglio, la squadra è meravigliosa, gioca benissimo, dà un sacco di soddisfazioni e non si può fare a meno di pensare bene. Chiaro che ogni partita vada affrontata con lo spirito giusto...".
C'è stata un'eccezione?
"Quella con l'Inter e con la Roma, poi la trasferta a Bologna magari. Ma il resto delle partite sono state giocate come voleva Fabregas. Oggi è una partita importante per il campionato del Como quest'anno ma il mister farà le scelte giuste e imporrà il piano partita corretto".
Chi dovrà temere il Como? Chi è il pericolo numero uno dell'Atalanta?
"Senza Lookman, il sorvegliato speciale è De Ketelaere. Mi fa paura perché in qualsiasi momento può trovare la giocata che ribalta la partita, ma come del resto il Como con Nico Paz. E Baturina, che è cresciuto tantissimo ultimamente”.
È stato un po’ troppo sottovalutato il Como o invece quello che sta riuscendo a fare Fabregas con tutti questi giovani è un miracolo sportivo?
"Il Como è una sorpresa per tanta gente, ma non per chi lo segue da tanto tempo. Da quando la proprietà indonesiana ha rilevato il club non ci sono stati passi falsi. Si è sempre guardato avanti, scelto l'obiettivo preciso e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Cinque-sei anni fa hanno preso la squadra in D e adesso il Como è sesto in Serie A, con la possibilità concreta di finire in Europa a fine campionato... una cosa inimmaginabile. Una favola sportiva, sicuramente".
E quali sono i principali protagonisti?
"Fabregas per quanto riguarda il campo e la società per quello che riguarda il resto. È vero che il Como ha speso tantissimo rispetto anche a squadre blasonate, ma i giocatori che sono arrivati non li conosceva nessuno. Erano degli sconosciuti a livello internazionale. C'è opera di scouting, valorizzazione dei giocatori da parte dell'allenatore...".
Quello che tocca Fabregas diventa oro?
"Io vedevo Da Cunha giocare in B ed era un "mezzo" giocatore, nel senso che non si capiva dove sarebbe potuto arrivare. Un giocatore con buone qualità ma inespresso. Adesso è il miglior centrocampista della Serie A insieme a Perrone. Ci sono giocatori che hanno fatto progressi clamorosi negli ultimi due anni...".
Perrone stesso.
"È arrivato con buone referenze, aveva fatto un campionato in Spagna dove era stato uno dei migliori, ma doveva dimostrare ancora tutto. Sì, veniva dal Manchester City, ma non si sapeva che giocatore fosse. Fabregas l'ha tirato fuori come penso nessuno avrebbe fatto. Non parlo solo di qualità e disposizione tattica...".
Ovvero?
"Di mentalità. Questa è tutta gente che fino all'ultimo ci prova. Visto Baturina? Gioca poco, entra bene negli ultimi tempi delle partite, poi col Bologna fa un gol esagerato a due minuti dalla fine. Ma lui non va sotto la Curva a festeggiare, come avrebbero fatto tutti al mondo quando giochi poco e fai un gol del genere. Salvi il risultato. No, invece fa segno ai suoi compagni di squadra di tornare a centrocampo per farne un altro e vincere. Non ha fatto un passo di gioia".
Quindi merito di Fabregas?
"Ha cambiato la mentalità della squadra. Vuol dire che tutti remano verso un obiettivo, tutti sono uguali, anche i giocatori che entrano a gara in corso o in Coppa Italia... tutti fanno sempre bene. E la mentalità viene allenata giorno per giorno".
Lo chiedo perché per diverso tempo sono mancati giocatori importantissimi come Diao, Morata, Sergi Roberto, anche lo stesso Van der Brempt…
"Sono d'accordissimo. Gli unici giocatori che si conoscevano, a livello internazionale e di valore, erano Sergi Roberto e Morata. E sono quelli che fino ad ora hanno dato meno. Un paradosso per certi versi, però Fabregas cambia davvero i giocatori. Poi ci sono episodi singoli, sono stati fuori tanto per i rispettivi infortuni, soprattutto Sergi, e non hanno potuto dare il loro contributo. Però adesso lui sta bene, è un tassello fondamentale nelle rotazioni".
E Morata si è sbloccato.
"Per un attaccante ovviamente è importante. Siamo tutti pronti a vederlo esplodere da un momento all'altro".
Ecco, riguardo Morata: come mai ci ha messo tanto a segnare?
"Le volte che si è visto in campo tutto gli puoi rimproverare tranne che l'impegno. Però dava l'impressione che non fosse proprio centrato. Noi facciamo valutazioni sempre di campo, nel weekend, non sapendo magari cosa c'è dietro. Magari la situazione familiare, magari i tre trasferimenti nel giro di poco tempo possono aver influito. Parlando di attaccamento alla maglia, ha già dimostrato: corre dietro a tutti, fa il terzino in certi frangenti della partita e senza problemi. Chiaro che un attaccante lo devi legare ai gol che fa...".
Ha pesato il digiuno dal gol.
"Sotto quel punto di vista è stato carente, però è un discorso che possiamo legare a Baturina e in un certo periodo a Nico Paz. Gli attaccanti sono un po' particolari, vivono per il gol e se non lo fai per un certo periodo... Infatti non mi ha sorpreso la sua dichiarazione dopo la Fiorentina, che fosse il gol più importante della sua vita. Posso solo immaginare in che gorgo fosse caduto. Per fare una dichiarazione del genere vuol dire che era veramente abbattuto psicologicamente".
Ci sono state un po' troppe pressioni su di lui nel periodo precedente al Como?
"Sicuramente era un giocatore da cui ci si aspettava molto, il suo passato parla per lui. Poi ci sono delle situazioni durante la carriera di un giocatore, tra ambiente, fortuna, anche lo sbloccarsi subito conta tantissimo. Però al Como ha avuto tutto il tempo di sistemarsi senza che nessuno gli stesse addosso più di tanto. La squadra è andata bene lo stesso, lui ha potuto rientrare comodamente e mi sembra bello carico. Aspettiamoci un finale di campionato degno del Morata che conosciamo".
E non è il solo a poter fare male in attacco.
"Adesso ce ne sono tante di opzioni là davanti, tra Nico Paz, Baturina. Anche Douvikas. Non ne abbiamo parlato prima però è un altro giocatore che ha dato una mano a far diventare questo Como grande. È un po' sottovalutato secondo me nella considerazione dei tifosi. Si parla tantissimo di Nico e Baturina, ma avere un centravanti come Douvikas... non ci sono tantissime squadre che ce l'hanno. Anche per questo è il secondo attacco del campionato".











