Krösche senza Hardung può funzionare per il Milan? Lo scenario visto dalla Germania
TMWIl Milan che verrà ha bisogno di figure dirigenziali che possano aiutare il club a crescere. Gerry Cardinale si è mosso in prima persona da questa stagione, ma non è un mistero che stia valutando profili internazionali per rinforzare l'area sportiva. E potrebbe ricominciare da Markus Krosche. Dal solo Krösche, senza il fidato Timmo Hardung. È di questi minuti l'ufficialità dell'Eintracht che ha deciso di confermare quest'ultimo nel ruolo di direttore sportivo, ma con più potere rispetto a prima. Dei grandi risultati degli ultimi anni dell'Eintracht, c'è stato sempre Krösche a metterci la faccia con Hardung a lavorare dietro le quinte. Non a caso il suo soprannome è "Der schattenmann" ossia "l'uomo nell'ombra".
È possibile un Krösche senza Hardung?
Per il collega Claudio Palmieri, per anni a seguito dell'Eintracht, la partita con Hardung non è finita: "Non credo proprio che questa sia stata l'ultima parola visto che non è stato nominato capodirettore sport, che è l'incarico vacante lasciato da Krösche. In ogni caso non credo che questa possibile separazione dei due influirà tanto le qualità di Krösche. Anche perché a Francoforte, Hardung è arrivato qualche anno dopo Krösche, cioè Krösche non dipende da Hardung".
Kevin Hatchard, corrispondente dalla Germania per talkSPORT, ha evidenziato come la coppia sia stata inscindbile: "Credo che Hardung e Krösche vadano considerati come un pacchetto unico. Hanno realizzato cessioni importanti – come quelle di Ekitike, Kolo Muani, Pacho e Marmoush – riuscendo ogni volta ad acquistare a poco e rivendere a cifre elevate. L'Eintracht si è qualificato regolarmente per le competizioni europee, vincendo l'Europa League nel 2022. È logico, dunque, che Krösche, nel suo passaggio al Milan, cerchi di portare con sé Hardung".
Il valore del lavoro di Krösche
"Per me è assolutamente tra i top dirigenti. Purtroppo la gente dimentica presto, tra i tifosi c'è anche chi è felice della sua partenza. Eppure in più di cinque anni con lui all'Eintracht è successo tantissimo. Credo che adesso anche in Italia l'Eintracht sia ben conosciuta e rispettata per il lavoro che ha svolto Krösche. È un periodo strano a Francoforte. Fino a qualche anno fa un ottavo posto era considerato un anno al top. Adesso c'è chi parla di una catastrofe" spiega Claudio Palmieri, per anni al seguito proprio dell'Eintracht".
Le perplessità principali legate a Krösche
A Francoforte, sono state soprattutto di una squadra che stava perdendo il suo DNA: "Si capiva che alcuni giocatori di talento - continua Palmieri - arrivavano sotto la sua gestione, sapendo però che avrebbero lasciato il club una volta che avrebbero fatto il salto di qualità, tipo Ekitiké oppure Marmoush. Questo da una parte ha riempito le casse dell'Eintracht con delle somme importanti che hanno contribuito ad elevare il livello di rosa e società, dall'altra parte però ha fatto capire ai tifosi che tutti i giocatori sono sostituibili, il che non ha aiutato a stabilire un clima calmo".
Anche le scelte dell'ultimo periodo hanno un po' offuscato la stella di Krösche
"L'errore più grave è stato ingaggiare Albert Riera come sostituto di Dino Toppmöller: con il suo comportamento, Riera ha creato fratture con molti giocatori e membri dello staff, mancando inoltre l'obiettivo della qualificazione alle coppe europee. Resta da vedere se il ritorno di Adi Hütter al club si rivelerà una mossa vincente; tuttavia, si ha l'impressione che nella squadra si siano radicate, nel tempo, alcune cattive abitudini difensive, e che vi sia un'eccessiva attenzione verso i giovani talenti da far crescere, a scapito di professionisti già affermati che potrebbero offrire un contributo concreto alla squadra" spiega Kevin Hatchard.
Ma è da Milan?
Difficile da dirsi. Realtà differenti con ambizioni differenti. Per lui parlano i fatti, ossia che l'Eintracht che ha lasciato è migliore di quello che ha trovato quando è arrivato nel 2021:
"Assolutamente sì. La qualità della rosa è ancora altissima, adesso l'Eintracht di certo si trova in una fase di trasformazione e di cambiamento. Se vogliamo fare un parallelismo con la Serie A, diciamno che è un po' quello che è successo all'Atalanta" chiosa Palmieri. "Krösche ha preso Kolo Muani a parametro zero e venderlo a 90 milioni al Paris Saint-Germain, ma potrei fare altri esempi. E apprezzo i suoi modi: è una persona bravissima, educata, intelligente, eloquente. Ed è una persona di parola: L'offerta del Milan a giugno arrivò poco dopo che si era assunto le responsabilità per la stagione scorsa, dove non è riuscito a qualificarsi per una competizione europea. Non ha lasciato il club nonostante l'offerta importante da parte del Milan. E spero veramente che il Milan, se dovesse prenderlo, lo faccia lavorare con calma".
Su quest'ultimo punto è intervenuto Kai Tippmann, collega tedesco che da qualche anno vive da noi e che conosce benissimo le nostre dinamiche, in particolare quelle del Milan:
"Krösche è una persona da progetto. Devi dare fiducia e tempo e devi avere un orizzonte di almeno 3-5 anni accettando che magari nelle prime stagioni non vinci niente. Se lo lasci lavorare parliamo di un nome valido e che promette successo. Io ho i miei dubbi che un progetto del genere sia fattibile in Italia. Se tratti questi nomi e progetti come 'Se non vincono subito vanno cacciati' nessun Krösche o Rangnick te lo puù garantire. Per questo non so se il calcio italiano è pronto".






