La Lazio può sognare, ma solo fino a un certo punto. Romagnoli, caso chiuso. Più o meno
Da Torino la Lazio di Maurizio Sarri torna nella Capitale con tanta delusione, e un pizzico di orgoglio. In vantaggio per 2-0 sulla Juventus, la formazione biancoceleste si è vista recuperare nel finale. Due punti persi, perché, al netto dell’oggettivo dominio bianconero nelle statistiche, per ampi tratti la Lazio ha giocato una gran gara, sebbene non spettacolare. E a un certo punto il triplo vantaggio non sarebbe neanche stato così fuori luogo.
La Lazio può sognare. Ma fino a un certo punto. Nel senso più cronologico del termine: a oggi, una squadra palesemente indebolita dal mercato di gennaio - anche se il ds Fabiani ha detto il contrario - non ha una rosa per tenere il passo con le big sulla lunghezza di una partita, e di conseguenza della stagione. Sarri, che alla vigilia ha espresso la speranza di poter almeno immaginare di puntare in alto - riguardo al futuro: “Non chiedo di dover vincere, ma almeno di poter sognare” -, sta ovviando a oggettivi limiti anche numerici della rosa. Però non può mettere toppe in tutti i buchi.
La buona notizia, al di là di una prova coriacea, è legata all’ingresso di Alessio Romagnoli. Inteso come puro e semplice dato di cronaca: il difensore, protagonista di un vero caso di mercato negli ultimi giorni, è tornato in campo. E questa è una notizia di per sé. Non l’ha fatto nel migliore dei modi, vista la corresponsabilità in occasione della rete di Kalulu e qualche sbavatura sparsa. Detto che il caso non è affatto chiuso - perché il rinnovo è un miraggio -, ora c’è da ritrovare forma e concentrazione, perse nel finale di calciomercato.











