Max, il calcio semplice è finito: la rivincita di Farioli. Anche contro chi non l’ha scelto
TMWIl calcio è semplice, sostiene da sempre Massimiliano Allegri. Poi arriva Francesco Farioli, gli rifila quattro gol e dimostra che la semplicità, di questi tempi, è il risultato di un lavoro molto più complesso. Il 4-1 del Porto al Napoli non è una sentenza definitiva su due allenatori, ma racconta parecchio delle differenze tra due modi di intendere il calcio. Allegri continua a rivendicare la centralità dei giocatori, dell'esperienza e della gestione dei momenti. Farioli studia, prepara, organizza e interviene. Vince. Al Dragao ha trovato la prima vittoria in questa Champions League dopo tre sconfitte consecutive, sfruttando anche le difficoltà di un Napoli decimato dagli infortuni. Ma le assenze non contano più dell'attenzione ai dettagli.
Farioli ha già vinto. E in Italia continuano a guardare altrove
Farioli non deve più dimostrare di essere un allenatore interessante. Ha 37 anni, ha lavorato in Turchia, Francia e Olanda, ha perso uno scudetto con l'Ajax in maniera clamorosa e si è rialzato conquistando il campionato portoghese con il Porto. In questa stagione è ripartito con dieci vittorie nelle prime dieci giornate di Liga Portugal. Nel frattempo, in Italia, le grandi società continuano a rivolgersi prevalentemente agli allenatori che conoscono già, spesso appartenenti alla stessa generazione. Per carità, non è obbligatorio scegliere un tecnico giovane per essere moderni. Ma l'esperienza non può diventare l'unico criterio di selezione. Farioli ha costruito all'estero un curriculum che molti suoi colleghi, considerati più affidabili soltanto perché hanno allenato in Serie A, possono invidiargli.
C'è anche un risvolto particolarmente significativo. Aurelio De Laurentiis apprezza Farioli da anni, lo ha seguito e valutato. Quando ha dovuto scegliere il successore di Antonio Conte, però, il Napoli ha puntato su Allegri, preferito anche a Vincenzo Italiano. Ieri sera, il presidente azzurro ha visto cosa avrebbe potuto portare a Napoli quell'allenatore che conosceva così bene e che non ha mai scelto. Alla vigilia Farioli aveva scherzato sull'interesse del club partenopeo, definendolo ormai andato in prescrizione. Il campo gli ha regalato una soddisfazione decisamente più concreta. Il problema, per Allegri e per il calcio italiano, non è riconoscere che Farioli abbia vinto una partita. È accettare che esistano allenatori capaci di ottenere risultati attraverso percorsi diversi, senza avere alle spalle vent'anni di panchine nella nostra Serie A. Max ha conquistato sei scudetti e raggiunto due finali di Champions League: nessuna sconfitta cancellerà quei risultati. Ma il passato non può essere una garanzia per il presente, né un argomento per liquidare chi propone qualcosa di diverso. Farioli, ormai, è più di una semplice proposta.






