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Ranieri: "Maldini? Non ho letto il suo progetto, ma aveva ragioni sugli 8-10 anni. Liberiamo i bambini"

Ivan Cardia
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Ivan Cardia
Oggi alle 13:09Serie A
05.11.2026 13:09Serie A
Il presidente del Club Italia illustra il lavoro sui settori giovanili: "Dobbiamo tornare a fare i maestri di calcio. Non basta insegnare tattica"
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it

Cento giorni da presidente del Club Italia per Claudio Ranieri, che ne ha parlato a Sky Sport: “Il presidente del Club Italia lavora tanto, ma mi riempie le giornate. Il lavoro è minuzioso, è tanto: se vi ricordate, io avevo detto che vedevo due aspetti da migliorare. Il primo era proprio il settore di base, i bambini dai 5 ai 13 anni. Il secondo, l’imbuto che si crea per i ragazzi di 18-20 anni, che non riescono a entrare nel settore professionistico. Dobbiamo fare dei percorsi psicopedagogici adatti a bambini di 5-6-7 anni. Servono persone idonee, non basta soltanto il maestro di calcio”.

L’imbuto, invece, come si allarga?
“Sono idee da sviluppare tutti insieme. In Primavera giocano ragazzi già grandi, ma per me devono arrivare a 18 anni. In Serie C c’è il minutaggio: proviamo a introdurlo anche in Serie B. I ragazzi che hanno finito la Primavera devono fare il salto, non so come, ma dobbiamo aiutarli. Fino al 2024 c’era il decreto crescita: facciamolo per i giovani, in modo che possano giocare. Solo il calcio non può farlo, bisogna che tutte le istituzioni e il governo facciano qualcosa”.

Come ha lavorato?
“Abbiamo fatto molti incontri con tutte le componenti, dalla Serie A al settore giovanile e scolastico. Stiamo portando avanti un progetto pilota, che partirà dai primi di gennaio fino a giugno, per poi essere pronti con la nuova annata”.

Che respiro ha?
“Totale. Perché da questo progetto pilota poi parleremo tutti la stessa lingua”.

Ha letto il progetto di Maldini e Leonardo?
“Non l’ho letto, sono sincero. Quando entri nei meandri del calcio vuoi avere la tua visione e il tuo modo di operare. E poi non sono solo, mi avvalgo di persone importanti: da solo non sarei riuscito a fare nulla, devo ringraziare Zola, Viscidi e Milani”.

È un progetto che prescinde da chi sarà il prossimo presidente federale. Ha già parlato con Galliani?
“No, io ho parlato solo con Malagò. Sono uomo di campo, non mi voglio occupare di altre cose. Il progetto è valido, può partire: Maldini parlava di 8-10 anni e io condivido. Noi possiamo guardare a quello che ha fatto il tennis: io vorrei allenare i formatori di base”.

Professionalizzare la formazione è la chiave?
“Sì, dobbiamo imparare a tornare a quello che facevamo una volta. Gli allenatori sono bravi, però si dimenticano del bambino, che invece deve essere al centro del progetto. Bisogna insegnargli tutto: è il calcio situazionale, che è quello che facevamo da bambini all’oratorio. Prendevamo la palla e volevamo dribblare tutto”.

Esisterà un metodo Ranieri?
“No, per l’amore di Dio. Scordiamoci il metodo Ranieri: siamo italiani, dobbiamo fare le cose che siamo bravi a fare”.

Il talento in Italia c’è ancora?
“Io penso di sì, ma va sviluppato. Se nelle scuole calcio si gioca pensando soltanto alla tattica e alla posizione in classifica, per poter dire di essere bravi, si sbaglia. Ad andare avanti deve essere il bambino: dobbiamo lasciarlo libero e aiutarlo. Poi, man mano che l’età cresce, puoi indirizzarlo nella tattica di reparto, poi di squadra, poi avremo un campione. Dobbiamo tornare a fare i maestri di calcio”.

Serviranno anche risorse…
“Certo, per questo dico che dobbiamo lavorare tutti insieme. Dobbiamo trovare il sistema per aiutare i bambini: non è tutto da rifare, ma è tutto da migliorare. Vorrei che tutto quello di cui abbiamo parlato sia sul campo. Sarebbe la cosa più bella che potessi aver fatto”.

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