Minelli sullo scandalo arbitri: "Venivano modificati i regolamenti ad personam, falsificati i voti"
"Quel che sta succedendo è frutto di una gestione prevalentemente politica e tutt'altro che meritocratica che va avanti da anni". Torna a parlare l'ex arbitro Daniele Minelli e lo fa tramite l'edizione odierna de La Stampa. Il fischietto che un anno fa denunciò il sistema, oggi racconta: "C'era chi poteva commettere errori senza conseguenze e invece chi appena sbagliava mezzo fischio veniva fermato".
Valutazioni ingiuste e false che, tuttavia, per Minelli non avevano lo scopo di favorire o sfavorire dei determinati club: "La mia sensazione è che si tratti solo di una questione interna al mondo arbitrale, volta a favorire un arbitro piuttosto che un altro. Perché? Per questioni politiche: sezioni, presidenti di sezione, delegati, tutti votano il presidente dell'AIA, lui sceglie il designatore e il designatore sceglie chi arbitra. Quello che ho passato io l'hanno passato in tanti: non ci sono giudizi meritocratici, sanno che c'è l’arbitro a cui vengono perdonati gli errori e sanno che c'è l'arbitro “normale” che viene fermato due o tre giornate".
Minelli spiega anche il modo in cui sarebbero state falsate le graduatorie: "Modificando i regolamenti ad personam, falsificando voti e verbali: spesso all'ultima giornata si danno gli 8,70 (il massimo) per blindare Tizio o gli 8,30 (il minimo) per danneggiare Caio. Rocchi ha creato insicurezza tecnica. I colpi in sala Var durante Udinese-Parma? Ammesso che sia stato fatto in buona fede per limitare l'errore: perché in alcune partite il supervisore aiuta e in altre no? Così si crea disparità per il campionato e nelle valutazioni degli arbitri".










