Modric sembra un ragazzino anche quando si fa ammonire. Il Milan ha l’opzione, ma decide Lukita
Minuto 90 del derby di Milano: Luka Modric, 41 anni il prossimo settembre, subisce un contrasto dal connazionale Petar Sucic. Per lui è fallo, per Doveri no: l’ex Real Madrid si rialza e va a recuperare palla dal centrocampista dell’Inter, che magari è cresciuto con il suo poster in camera. Per l’arbitro romano l’intervento è irregolare, Lukita non è d’accordo e lo manda a quel paese, vedendosi sventolare un cartellino giallo.
È un’azione che racconta anzitutto cos’è stato il derby di Modric: non il più illuminante della sua carriera, ma pieno di agonismo. Che uno così, dopo una carriera fatta di Champions League e anche un Pallone d’Oro, si trovi a far legna in una partita importante, ma nemmeno lontanamente la più importante della sua carriera, la dice lunga su quanta voglia abbia ancora in corpo. È venuto in Italia non per svernare, e lo dimostra domenica dopo domenica: è il terzo giocatore di movimento più impiegato da Max Allegri in stagione, come se le primavere non fossero di gran lunga superiori a quelle di qualsiasi altro compagno.
Sembra un ragazzino, ma non lo è. È per questo che il futuro è da scrivere: a fine stagione scadrà il suo contratto con il Milan, che però prevede anche l’opzione per un rinnovo annuale. Da via Aldo Rossi, finora, è sempre filtrata un’indicazione chiara: l’opzione non sarà attivata senza il consenso del diretto interessato, che pure Allegri tratterrebbe estremamente volentieri. La voglia con cui Modric si è calato in questa nuova avventura fa tutta la differenza, c’è da capire se ne avrà ancora. L’impressione è di sì.











