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Pellissier: "Nord Irlanda dolce ma Italia appagata. Clivense, voglio il centro sportivo"

TMW RADIO - Pellissier: "Nord Irlanda dolce ma Italia appagata. Clivense, voglio il centro sportivo"
© foto di Aurelio Bracco
lunedì 15 novembre 2021, 18:58Serie A
di Dimitri Conti

Sergio Pellissier, attaccante-presidente dell’FC Clivense, ha così parlato a TMW Radio durante Stadio Aperto con Francesco Benvenuti e Niccolò Ceccarini: "Con l'Irlanda del Nord mi lega un bel ricordo, la mia unica presenza in Nazionale. L'ho toccata a trent'anni, non è da tutti riuscirci ed è uno dei ricordi più belli che ho da calciatore".

Sembra passato un secolo, vista l'abbondanza di attaccanti che c'era.
"Diciamo che è cambiato il modo di giocare: oggi gli allenatori preferiscono le mezzepunte, brave a difendere e a giocare larghe. Una volta differenziavi, adesso non si capisce che chi gioca avanti è una punta o meno. Si tende a non dare riferimenti e a cambiare modulo a seconda degli avversari, una volta si scendeva in campo sapendo ognuno cosa fare ma era più semplice".

Chi è più pronto tra chi sta dietro Immobile?
"Lui e Belotti sono tra gli ultimi attaccanti veri che abbiamo, due a cui piace fare gol e stare là davanti. In Nazionale c'è tanta qualità sull'esterno, con giocatore che tentano l'azione da soli: se la punta non viene servita adeguatamente, può fare fatica. Belotti tiene palla e lotta con tutti, Immobile va in profondità ma lì devi servirlo".

Mancano gli italiani nelle big?
"Questa è la cosa che fa più male al calcio italiano. Con tutto il rispetto per il Sassuolo, che fa grandi cose e costruisce giocatori importanti come Raspadori, che a me piace tantissimo anche se non l'avrei portato in Nazionale a 18 anni, se si va da queste realtà significa che qualcosa non quadra. Mancini lo sa, non posso neanche dargli consigli: è uno che ne sa, ha vinto un Europeo".

C'è appagamento dopo l'Europeo?
"Inconscio ed è normale che sia così. Un po' ti siedi dopo aver raggiunto un traguardo straordinario, che nessuno si aspettava. Un piccolo calo ci sta, ma avendo vinto gli Europei da non favoriti non ci siamo resi conto che non eravamo così forti. Dobbiamo tornare con l'idea di essere sfavoriti e giocare in quel modo. Ora non lo stanno più facendo".

Quale l'aspetto più preoccupante guardando alla Serie A?
"Ci sta venendo meno la mentalità italiana, abbiamo sempre vinto giocando da squadra, anche brutti ma concreti come l'italiano ha sempre saputo fare, senza essere il più forte. Certo, qualche anno fa avevi in Italia i migliori giocatori che venivano da tutta Europa... Oggi i giovani non hanno più da imparare da nessuno. Io imparavo dai più vecchi ma adesso vengono accantonati, anche perché i media vogliono i giovani. Nelle categorie inferiori poi hanno il posto assicurato, così non cresceranno mai".

Perché nessuno cambia?
"Una società di calcio, per mantenersi, ha purtroppo bisogno di aiuti e se la lega te li dà così tu fai giocare i giovani. Ma magari l'anno dopo non rientrano più nei contributi e finiranno per perdersi. Ora, fatalità, ho un portiere del '99 che in C ci starebbe alla grande ma che ha perso il posto, e questo è uno spreco".

Soddisfatto dell'avvio della Clivense?
"Sì, perché avrei voluto una società di questo tipo anche rimanendo al Chievo, coi vecchi valori che mi hanno insegnato. Sono contento e spero di crescere ancora, sto cercando di creare qualcosa di nuovo: costruire dal niente non è facile, in testa ho tanti progetti e mi ci vuole fortuna e bravura per portare tutto a termine. Impegno e passione però non mancano mai".

Quale l'elemento da mettere a posto?
"Mi piacerebbe poterci iscrivere in D il prossimo anno, ma in una società di calcio non può mancare un centro sportivo. Questa è una delle priorità: serve spazio, servono soldi, la possibilità che il comune ti dia una mano... Ci sto lavorando".

Ci racconta l'ingaggio di mister Allegretti?
"Riccardo l'ho conosciuto più di quindici anni fa, eravamo entrambi giovani. Ho ritrovato una persona umile, che ha creduto nel progetto e si sta impegnando, dandoci una grandissima mano anche nel fare lavori non suoi. Mi auguro che ci si possano togliere tante soddisfazioni insieme. Ha capito cosa volevo fare e non ha pensato un attimo a scendere in Terza Categoria".

Quanta passione c'è nel dilettantismo?
"Ho riscontrato una marea di situazioni. I miei ragazzi si impegnano da morire, danno tutto quello che hanno e si impegnano, senza prendere un euro. Ci sono però dei campi non omologabili in Terza Categoria: ci sono campi in cui non fai pagare ed arrivare gente perché magari è vicino a una strada o altro. Addirittura ci offriamo noi, perché vorremmo la nostra gente, ma di fronte c'è più che un muro, nessuna voglia di fare cose diverse o migliorarsi".

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