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Serie B, l’era del “terzo uomo”: da Samp a Bari, perché cambiare non serve più

Serie B, l’era del “terzo uomo”: da Samp a Bari, perché cambiare non serve piùTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Luca Bargellini
Oggi alle 12:49Serie B
Luca Bargellini

La Serie B si conferma un campionato dove la pazienza non è una virtù, ma un lusso che nessuno sembra potersi più permettere. Arrivati a marzo 2026, i dati dicono che l'instabilità non è più un'eccezione, ma un metodo di gestione della crisi. Se il 2024/25 era sembrato l'anno zero del caos, la stagione attuale sta dimostrando che il fondo è ancora lontano.

Stagione 2025/26: Il fallimento della programmazione
Il dato più critico della stagione in corso non è solo il numero di esoneri, ma la velocità con cui i club bruciano progetti tecnici diametralmente opposti tra loro. Tre casi su tutti spiegano l'anarchia decisionale dei Direttori Sportivi:

Sampdoria: Il passaggio da Donati a Gregucci, per approdare infine ad Attilio Lombardo, è la prova di una mancanza di identità tecnica. Si è passati dalla ricerca di un calcio propositivo a un pragmatismo d’emergenza, fino alla chiamata "identitaria" per placare la piazza. Tre allenatori in sette mesi sono la certificazione di un errore commesso in sede di costruzione della rosa.

Bari: Una parabola speculare. La successione Caserta-Vivarini-Longo evidenzia come la società abbia cercato la scossa cambiando radicalmente filosofia di gioco ogni volta, svuotando di fatto l'autorità dei tecnici davanti allo spogliatoio.

Il "Caso Caserta" (Empoli): Rappresenta il paradosso definitivo del sistema. Dopo l'esonero a Bari, Fabio Caserta è stato richiamato dall'Empoli (che aveva già silurato Pagliuca e Dionisi). Questo "riciclo" di profili dimostra che spesso le società non cercano l'idea tattica funzionale alla rosa, ma il nome "sicuro".

Il benchmark del 2024/25: quando il disastro diventa prassi
Per capire la gravità del momento, il confronto con l'anno scorso è impietoso. Nel 2024/25, cinque club arrivarono a cambiare tre o più allenatori: un primato che allora definimmo inedito. La Salernitana fissò il record di cinque tecnici (Sottil, Martusciello, Colantuono, Breda, Marino), mentre la Sampdoria ne consumò quattro (Pirlo, Sottil, Semplici, Evani).
Il problema è che quella che sembrava un'anomalia è diventata la "nuova normalità". Se nelle stagioni precedenti al 2022 il numero di cambi totali si assestava intorno ai 10-12, oggi la soglia psicologica del "terzo uomo" è stata abbattuta con una frequenza che annulla ogni possibilità di scouting e sviluppo tecnico.

L'utilizzo societario dell'esonero
I numeri raccontano una nuova verità: in Serie B, cambiare allenatore è diventato un riflesso condizionato per coprire altre lacune. Anche perché raramente un cambio in corsa trasforma le sorti di una stagione; più spesso, serve a resettare il timer delle responsabilità per chi ha costruito la squadra.

Le rose costruite male e le ambizioni sproporzionate rispetto ai budget reali producono mostri tattici. Finché la panchina resterà il paracadute a disposizione delle società, la Serie B continuerà a riscrivere record di instabilità, svalutando il proprio capitale umano partita dopo partita.

Il terzo allenatore non è quasi mai la soluzione: è l'ammissione di colpa prima del verdetto del campo.

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