Vrenna: "La Pro Vercelli ha creduto in me. Vi racconto la mia idea di azienda-calcio"
Tra i volti del nuovo corso della Pro Vercelli, c'è il Dg Raffaele Vrenna, nome noto al calcio per la sua lunga esperienza nel Crotone, che ha lasciato lo scorso 24 agosto dopo otto anni di attività.
Arrivato in Piemonte nel mese di settembre, lavorando in sordina, senza troppi proclami o dichiarazioni, il dirigente della bianche casacche, con il Ds Alex Casella, ha dato vita a un nuovo progetto basato sui giovani, e sul rilancio della gloriosa società che solo fino a anni fa militava in Serie B.
Proprio Vrenna si è raccontato ai microfoni di TuttoMercatoWeb.com.
Mercato concluso da una settimana: a mente fredda, che mercato è stato per la Pro Vercelli?
"Tutto sommato, posso dire che per noi è stato un ottimo mercato, oculato ma soddisfacente: abbiamo subito aggiunto alla rosa Panico e Minelli e aggiustato qualcosa sul finale, oltre poi ad aver preso elementi di prospettiva come Nepi e Guindo. Rimaniamo con i piedi per terra, abbiamo un budget magari inferiore ad altre società ma anche così si può lavorare, l'importante è guardare al futuro".
Al netto degli arrivi, a tal proposito, penso a nomi come Rizzo, Della Morte. Giovani di prospettiva e di proprietà, da valorizzare.
"Valorizzazioni sì, ma anche appunto programmazione, autogestione con le risorse che abbiamo. Della Morte, al netto di un gol annullato, nelle ultime gare ha segnato quattro volte, ed era quello che gli mancava per fare lo step successivo, in porta c'è il citato Rizzo, classe 2004, che dalla gara contro il Mantova è titolare e ha subito un solo gol, ma cito poi Macchioni, Louati, e anche l'operazione in uscita che ha portato Awua al Crotone: si sta già imponendo anche in Serie B. Credo ci siano diversi profili che le categorie superiori possono già mettere sul taccuino, e sono felice che quello che avevo iniziato a fare al Crotone posso proseguirlo qui a Vercelli".
Parla di progettazione e modo di operare?
"Si, esattamente. Qua ho trovato una società solida, che ha sposato la mia filosofia di programmazione, perché alla fine il calcio, pur mantenendo la passione, va rivisto anche in chiave aziendale, almeno per me. E' un investimento, che ti può far si perdere ma ti può anche far guadagnare se si capisce bene come investire, perché in questo tipo di settore non si investe in macchinari, prevedibili, ma in capitale umano, e le variabili da considerare sono molte di più. Dall'esterno può sembrare tutto semplice, spese ai tempi di oggi dove soprattutto sui social tutti parlano e fanno opinione, ma mandare avanti una società calcistica non è fare fantacalcio, prendendo un calciatore piuttosto che un altro, ma è gestire un'azienda che per altro può anche avere un valore sociale, il calcio è importante veicolo di comunicazione: pensate ai progetti con scuole e ospedali, per fare un esempio, che si possono portare avanti. Tocca tanti aspetti, il calcio, non è solo un rettangolo verde la domenica".
La territorialità è uno dei punti cardini della Serie C, per altro. Una categoria nuova per Lei, che si è sempre diviso tra Serie A e B...
"Nuova relativamente, ho iniziato a lavorare quando il Crotone era già in altre categorie ma la mia infanzia è stata caratterizzata anche da campionati di Serie C. Certo, è cambiata molto negli anni, credo a questo punto serva davvero una riforma dei campionati, perché in terza serie ci sono troppe squadre e troppi costi a fronte di pochissime entrate: servirebbe una ripartizione più equa di tutto. Arrivare a esempio a portare la C a 20 squadre, potrebbe far crescere la categoria, e lo dimostra la Serie B, dove sono aumentati gli investimenti esteri e le tv interessate ai diritti. Con entrate che oscillano tra 1 e 2 milioni, si vedrebbero campionati più divertenti e di spessore, un po' come erano la C1 e la C2".
Favorevole quindi alla C di Elite e al semiprofessionismo, o riporterebbe appunto C1 e C2?
"Con la Serie C di Elite ci sarebbe maggior considerazione della categoria, che potrebbe poi annoverare una sorta di C2 a due gironi, e anche in Serie D si potrebbe proporre uno schema simile: per fare calcio in un certo modo, preservando anche l'azienda nel mio modo di intendere, si deve crescere per step. Fa male vedere piazze che spariscono da un anno all'altro. Però attenzione: anche la riforma va studiata con criterio, senza scimmiottare l'estero, dove c'è un tipo di educazione culturale diverso dal nostro".
Alla luce di tutto, rifarebbe la scelta di sposare il progetto Pro Vercelli?
"Assolutamente si. Sono soddisfatto di quanto vedo la domenica, con Lerda abbiamo ripreso un certo cammino e le cose stanno andando meglio, e sono soddisfatto anche del modo di lavorare che c'è qua, sposa appunto la mia filosofia. La società mi ha accolto subito bene, hanno visto in me del potenziale, nonostante il cognome importante che porto e che spesso è stato frutto di pregiudizi, che non mi hanno dato poi opportunità. Quindi si, rifarei questa scelta".











