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Vicenza lanciato verso la Serie B, Fontana: "La vittoria si programma, non arriva per caso"

Vicenza lanciato verso la Serie B, Fontana: "La vittoria si programma, non arriva per caso"TUTTO mercato WEB
Daniel Uccellieri
Oggi alle 11:49Serie C
Daniel Uccellieri
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TMW Radio / A Tutta C
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Gaetano Fontana, tecnico che in carriera ha allenatore Gubbio, Latina e Turris fra le altre, è intervenuto nel corso dell'appuntamento mattutino di A Tutta C, trasmissione in onda su TMW Radio e su Il 61, canale 61 del digitale terrestre.

Mister, partiamo dal Vicenza. Una stagione straordinaria: il 4-1 nel derby con il Cittadella e il +15 in classifica sembrano raccontare di una squadra che sta facendo un campionato a parte.
"Credo vada elogiato tutto l’ambiente: la società, lo staff tecnico e il gruppo squadra. Sono stati bravi a rimboccarsi le maniche, a non piangersi addosso per quello che era successo in passato e a ripartire con convinzione. Probabilmente nemmeno loro immaginavano un distacco così ampio, ma oggi è assolutamente meritato".

Questa cavalcata nasce anche dopo una piccola rivoluzione estiva, dopo due promozioni mancate. Quanto è stato importante cambiare?
"A volte cambiare è necessario. Chi arriva è spesso libero da un retaggio mentale negativo e porta entusiasmo, autostima, energia nuova. Toglier­si di dosso certe etichette può fare la differenza. Il Vicenza ha saputo rigenerarsi".

Questo dominio è figlio di un girone meno competitivo o il Vicenza è davvero di un altro livello?
"È sempre difficile confrontare i gironi. Io credo che il girone C sia il più competitivo per intensità e pressione ambientale, ma questo non toglie nulla al Vicenza: sta facendo un campionato a parte. La rivale più accreditata era il Brescia, che però ha iniziato in ritardo dal punto di vista della programmazione".

E questo porta a un tema chiave: la programmazione.
"Esatto. Questo deve essere un messaggio forte per le società. La vittoria si programma. L’eccezione è vincere subito, la regola è costruire, ristrutturare, rigenerare energie. Vicenza è l’esempio perfetto".

Restando nel girone, l’Inter U23 sta sorprendendo. Dopo il caso Milan Futuro, l’Inter sembra aver approcciato la Serie C con grande lucidità.
"La carta vincente si chiama Vecchi. Conosce l’ambiente Inter, conosce la categoria e conosce i ragazzi del vivaio. È una base solidissima. Le seconde squadre devono partire così se vogliono davvero essere un serbatoio per la prima squadra- L’Inter ha avuto l’intelligenza di affidarsi a un professionista che sa indirizzare anche la società. Vecchi è una garanzia. A volte serve qualcuno che sappia dire: “Si fa così”. Al Milan, invece, si sono sommate difficoltà e inesperienza".

Sulle seconde squadre in Serie C c’è però anche un certo malessere. Possono essere ancora un valore?
"Sì, ma con dei limiti chiari. Tre o quattro al massimo. E soprattutto va tutelato il prodotto italiano. Il progetto è nato per far crescere i nostri giovani, ma oggi vedo ancora troppi stranieri".

Passiamo al girone C, che come tradizione offre grande equilibrio. Catania, Benevento e Salernitana si sono rinforzate sul mercato: possono cambiare gli equilibri?
"Credo che sarà così fino alla fine. La Salernitana sta pagando una riprogrammazione totale dopo due retrocessioni. Serve tempo per ricostruire".

Catania e Benevento invece sembrano più avanti.
"Perché c’è continuità. Il Catania lavora da due anni con Toscano, il Benevento ha una struttura collaudata. Questo conta tantissimo".

Ai playoff, però, il girone C spesso paga dazio.
Il Girone C è una battaglia ogni domenica. Spesso le squadre arrivano ai playoff con l'amarezza di aver mancato la promozione diretta e con lo stress di dover vincere a tutti i costi. I playoff sono una lotteria dove vince chi ha i nervi più saldi o, a volte, chi ha meno pressione, come successo l'anno scorso al Pescara o Carrarese e Lecco in passato".

Chiudiamo con un focus sull’Ascoli. Molti addetti ai lavori dicono che sia la squadra che gioca meglio. Condivide?
"Sì. L’Ascoli gioca molto bene. Tomei è un allenatore bravissimo e ha dato un’identità chiara alla squadra. Ma servono tempo e continuità".

Cosa manca per fare il salto?
"La continuità del lavoro. L’Ascoli ha cambiato tanto, anche a livello societario, ed è partita in ritardo. Alcuni giocatori oggi sono cresciuti tantissimo rispetto all’anno scorso. Quando cambi 20 elementi è normale sbagliarne qualcuno".

Quindi il messaggio è pazienza.
"Sì. La crescita porta conoscenza, la continuità porta solidità. Se produci buon calcio, hai una base fortissima per costruire qualcosa di vincente. Il risultato non va sperato, va cercato attraverso il gioco".

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