Fontana: "Arezzo in vetta con merito. A Pontedera serve forza del club e del mister"
Primo appuntamento settimanale, questa mattina, con A Tutta C, il format di TMW Radio interamente dedicato al mondo della Serie C. Ospite, quest'oggi, mister Gaetano Fontana, che ha fatto il punto sul Girone B, dove lo scorso anno ha allenato il Gubbio e che allo stato attuale è dominato dall'Arezzo: "Già l’anno scorso il club toscano presentava un impianto molto importante per la categoria, ed è riuscito a centrare i playoff, piazzandosi meritatamente nella parte alta della classifica, mostrando anche un discreto calcio nelle fasi finali del torneo scorso. È evidente che poi sia stata portata avanti l’idea iniziata, anche con la conferma di mister Bucchi: hanno mantenuto un’ossatura importante e sono riusciti a inserire elementi molto forti, capaci di determinare in questa categoria. Oggi, il fatto che siano lì davanti non è assolutamente una novità. È ovvio che poi bisogna sempre giocare, vincere e confermarsi, però credo che abbiano una struttura veramente importante e una conoscenza del campionato, rispetto alle concorrenti, che porta a pensare possano arrivare fino in fondo".
Tra l’altro, il fatto di aver già attraversato un momento di leggera flessione, quello che il Ravenna sta vivendo ora, può rappresentare un vantaggio?
"Sì, perché nell’arco di una stagione ci sono dei cali fisiologici: quando arrivano, si spera di poterli bypassare anche vincendo quelle famose “partite sporche”, in cui non sei al massimo della brillantezza e non riesci a esprimere il tuo calcio, ma porti comunque a casa la vittoria grazie a elementi capaci di determinare. Il fatto che oggi, ormai al secondo giro di boa appena iniziato, l’Arezzo sia riuscito ad aumentare il margine rispetto alle concorrenti è un grandissimo vantaggio dal punto di vista mentale e strutturale. Adesso il campionato inizia ad andare in discesa e la forza di questa squadra sta venendo fuori nettamente rispetto alle concorrenti".
Una squadra che invece sembra in discesa, ma in senso negativo, è il Pontedera. Dopo aver perso lo scontro diretto con la Torres nel weekend precedente, ha di nuovo mancato un risultato utile, ed è stata l’unica squadra in corsa per la salvezza a non fare punti nell’ultimo turno. Una croce molto pesante.
"Sì, perché va a condizionare tutto sotto l’aspetto emotivo. Quando non arrivano le vittorie con le dirette concorrenti, o quantomeno la sensazione di potersela giocare, diventa tutto estremamente più difficile. Stiamo parlando di una struttura societaria che punta sulla gioventù e sulla valorizzazione dei giovani, ma quando ti trovi in queste difficoltà, il pericolo è che i ragazzi non abbiano ancora gli strumenti necessari per superarle. C’è quindi bisogno della forza della società e dell’allenatore, per lasciare aperta quella speranza, quella possibilità, quella voglia di rientrare. Non sarà semplice, perché le squadre che stanno davanti, pur nelle difficoltà, mi sembrano leggermente più attrezzate rispetto al Pontedera".
Tra l'altro, in questo mercato, non sarà neppure semplice convincere i calciatori a sposare il progetto Pontedera, vista la situazione attuale.
"Esatto, anche per le ragioni dette prima. La filosofia del club non è quella di andare a cercare oggi elementi per puntellare qualitativamente ed economicamente la rosa. Inoltre, quando un giocatore si sposta per cercare gloria in una situazione simile, pesa anche l’aspetto economico: deve essere convinto anche da quel punto di vista. Non è semplice, perché la politica del club è tutt’altra".
Il Perugia invece è una di quelle formazioni che alla lunga potrebbe riuscire a evitare i playout?
"Assolutamente sì. Perugia non è una piazza che dovrebbe fare questo tipo di campionato, ha avuto tante difficoltà dall’inizio e ora, con l’avvento di Tedsco, sta cercando di trovare la strada giusta. Dopo l’ultima trasferta sembrava aver imboccato il sentiero corretto, ma la partita con il Bra ha riportato tutti con i piedi per terra: è vero che il pareggio è arrivato nel finale, ma prima il Perugia ha rischiato davvero tanto, perché il Bra ha avuto occasioni importanti per chiudere la gara e non l’ha fatto. Questi sono segnali da tenere in considerazione: quando ti trovi a fare un campionato diverso da quello previsto, come dicevamo anche per il Pontedera, anche se hai elementi tecnicamente e qualitativamente superiori, ti trovi comunque ad affrontare un torneo diverso, a cui magari non tutti sono abituati. Detto questo, credo che la società e l’ambiente abbiano tutte le caratteristiche per tirarsi fuori e, quantomeno, evitare i playout".
Un’ultimissima domanda su una piazza che conosce molto bene: il Gubbio. Che seconda parte di stagione si aspetta dagli eugubini?
"Il Gubbio è partito con l’ambizione di arrivare tra le prime cinque posizioni, ma ci sono stati tanti problemi, da quello che leggo, soprattutto infortuni che hanno penalizzato il blocco squadra, e non si è riusciti a trovare quella continuità necessaria per fare risultati con convinzione e con una precisa fisionomia di squadra. Ora sembra che l’allarme stia rientrando e ci si aspetta che questa seconda parte di campionato possa rappresentare una svolta. Bisogna però fare attenzione, perché i playout sono lì, a un soffio. In questi campionati, è vero che le ambizioni e la qualità della rosa porterebbero a pensare a un torneo diverso, ma quando ti trovi laggiù diventa tutto più complicato: subentrano paure, tensioni, e quegli spettri che poi fai fatica a debellare se non hai forza morale e capacità di reagire. Mi auguro che il Gubbio riesca a venirne fuori al più presto".











