Zola: "Investire nei giovani è la chiave del futuro. Le seconde squadre funzionano"
Gianfranco Zola, vice presidente della Lega Pro, ha parlato ai microfoni di Sky Calcio Unplugged, il podcast con Gianluca Di Marzio, Lisa Offside e Stefano Borghi. Tanti temi toccati dall'ex Cagliari, si parte dalla riforma del 2024. Queste le sue parole riportate da Lacasadic.com
"Questo è un lavoro collettivo, frutto di numerosi tavoli di confronto con i dirigenti della Lega Pro, in particolare quelli impegnati nei settori giovanili, che hanno portato avanti le loro idee. Abbiamo cercato di tradurre questi spunti in un progetto concreto, con l’obiettivo di dare nuova vitalità al sistema. Tutto parte dalla consapevolezza che in Lega Pro ci sono 60 squadre: lavorando nella maniera giusta si può offrire un contributo significativo a tutto il movimento".
Incentivi e valorizzazione dei settori giovanili
"Per me è stato un percorso affrontato con grande piacere, perché la Lega Pro è stata fondamentale nella mia carriera: mi ha permesso di crescere, migliorare e farmi conoscere. La riforma si basa soprattutto su incentivi economici pensati per spingere le società a investire maggiormente nei settori giovanili, non solo dal punto di vista tecnico ma anche per quanto riguarda preparatori, personale, strutture e impianti.
Il passaggio finale è rappresentato dalla prima squadra: i club che fanno giocare calciatori provenienti dal proprio vivaio ricevono premi nettamente superiori rispetto al passato. È un modello che richiama quello dei centri di formazione tedeschi di qualche anno fa".
Un progetto a lungo termine per il futuro
"Si tratta di un processo iniziato tre anni fa e destinato a svilupparsi nel tempo. Abbiamo bisogno di costruire il futuro, e questo significa investire davvero sui giovani: prendersene cura, seguirli e creare un percorso che li accompagni fino alla prima squadra.
Se il loro cammino si ferma alla Primavera o alla Juniores, vuol dire che non abbiamo raggiunto l’obiettivo. Il salto tra settore giovanile e prima squadra è enorme: è possibile colmarlo, ma bisogna mettere i ragazzi nelle condizioni di farlo".
Il problema del passaggio alla prima squadra
"Si può essere anche il miglior giocatore della Primavera, ma arrivare in prima squadra senza essere pronti. Ci sono eccezioni, certo, ma parliamo di campioni come Roberto Baggio, Francesco Totti, Alessandro Del Piero o Paolo Maldini. Nel mio caso il percorso è stato diverso: mi sono fatto conoscere in Serie C prima di arrivare in Serie A, in un’epoca in cui c’erano meno stranieri.
Oggi il contesto è più complesso: i settori giovanili italiani lavorano bene, ma il problema è che pochi ragazzi trovano spazio nelle loro squadre. E ce ne sono tanti altri validi che non hanno ancora avuto opportunità. Senza fare polemica, è evidente che dobbiamo migliorare questo processo con senso di responsabilità".
Il ruolo delle seconde squadre
"Palestra, Bartesaghi, Yildiz, Miretti, Fagioli e molti altri: sono esempi di giocatori passati dalle seconde squadre e poi approdati in Serie A già pronti.
Le seconde squadre rappresentano quindi uno strumento molto utile. Permettono ai club di valorizzare i propri talenti attraverso un percorso efficace e, allo stesso tempo, arricchiscono la Lega Pro sia dal punto di vista tecnico che economico.Si tratta di una collaborazione che funziona e che contribuisce anche a sostenere l’intero impianto della riforma".










