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Credere in Pio! L'editoriale di Roberto Beccantini

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Redazione TMW
giovedì 15 gennaio 2026, 21:29Altre Notizie
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15.01.2026 21:29Altre Notizie
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Dovevano essere tappe pianeggianti, di trasferimento, dopo la cima Coppi di domenica sera, celebrata a social unificati. Invece: Napoli-Parma 0-0, Inter-Lecce 1-0. E allora, in attesa del risultato finale di Como-Milan, Inter 46, Napoli (e Milan) 40. Chivu campione d’inverno al di là dello «spezzatino» che fotografa il primo strappetto della stagione.
Sono state partite sporche, caotiche, in cui il terzo stato di Cuesta e Di Francesco si è difeso raccogliendosi attorno al proprio portiere, alle proprie barricate. Con Conte ai domiciliari, McTominay e Højlund hanno sbattuto contro un muro.
Vagoni e non più locomotive. Il ricorso a Neres, e l’uscita malinconica agli sgoccioli, testimoniano di una brillantezza non ancora recuperata. Mischia per mischia, chi scrive avrebbe anticipato l’ingresso di Lucca e delle sue ante, grezze ma in quelle bolge dantesche hai visto mai.

I cambi. Uffa che barba. Ne parlo spesso, come se fossi a corto di argomenti. Ma anche stavolta sono stati orientativi: se non, addirittura, decisivi. Liquidato il Napoli, al terzo pari di fila, sotto con l’Inter. Turnover massiccio (Diouf vice Dumfries, per esempio) e impatto in pantofole. Tanto per dire: Madama bombardò, l’Inter no.

Nella ripresa, a un certo punto il Reverendo ha inserito Lautaro e Pio. Già la squadra si stava scuotendo, e i salentini cominciavano a patire le assenze, ma sono state le staffette a fissare il confine. Era il 74’, quando la trama offriva a Siebert, in una delle rare processioni in campo aperto, la palla dello sberleffo: rimediava Sommer. Quattro minuti, ed ecco la scossa: tiro del capitano, respinta di Falcone, rimbalzo di Pio (Esposito), un ventenne (ormai) di belle «presenze».

Per oggi, è tutto. E non ditemi che è poco.

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