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Londrosi: "Con Unilasp, vogliamo equiparare il lavoro sportivo a quello tradizionale"

Londrosi: "Con Unilasp, vogliamo equiparare il lavoro sportivo a quello tradizionale"TUTTO mercato WEB
© foto di Raimondo de Magistris
Claudia Marrone
Oggi alle 11:40Altre Notizie
Claudia Marrone
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TMW Radio / A Tutta C
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Nel corso della diretta mattutina di A Tutta C, il format di TMW Radio interamente dedicato al mondo della Serie C, è intervenuto anche il Direttore Sportivo Massimo Londrosi, membro anche di Unilasp, il primo sindacato dei lavoratori sportivi nato dopo l’entrata in vigore della riforma del lavoro sportivo e con l’esigenza di regolamentare anche quei profili che attualmente non sono pienamente contestualizzati nel decreto legislativo 36/2021.

Proprio in merito a ciò, queste le sue parole in questo inizio di 2026: "Il nostro è un lavoro in fase di progresso, anche perché ci stiamo organizzando per affrontare le tantissime problematiche di un mondo, quello sportivo in generale, che oggi si trova ad avere a disposizione degli strumenti che fino a questo momento non sono stati realmente utilizzati. Per essere molto chiari, i lavoratori sportivi sono i lavoratori precari per eccellenza, non esiste un lavoratore sportivo che possa vantare tranquillità nel rapporto di lavoro, né in termini di durata né di condizioni. Chi ha un rapporto di lavoro da dipendente lo ha comunque a tempo determinato. Molti altri hanno rapporti regolamentati da contratti di collaborazione coordinata e continuativa, che di collaborazione hanno poco, perché prevedono e pretendono dal lavoratore sportivo un impegno assimilabile a quello di un dipendente, senza però garantire le tutele del lavoro dipendente. Noi ci stiamo quindi organizzando e stiamo studiando su come intervenire a tutela di tutti i lavoratori sportivi, di tutti gli sport, per fornire strumenti che riconoscano la dignità del lavoro svolto, le giuste retribuzioni e le tutele che devono spettare a tutti i lavoratori, anche in altri settori non sportivi. Esistono molte differenze e anche alcune discriminazioni che colpiscono i lavoratori sportivi, e il nostro obiettivo è superarle ed equiparare questi lavoratori a quelli del mondo del lavoro tradizionale".

Tra l’altro, molte criticità emergono nel mondo della Serie C e probabilmente, man mano che si scende di categoria, i problemi si accentuano ancora più.
"La Serie C del calcio spesso assume i contorni di un vero e proprio girone infernale da questo punto di vista, perché essere pagati puntualmente e godere dei diritti che un lavoratore dovrebbe avere è molto spesso un’utopia, ci sono troppe problematiche sotto il profilo dell’affidabilità e della continuità gestionale. Ci sono proprietà che improvvisano la capacità di sostenere una gestione estremamente onerosa, e credo che il problema non sia tanto il numero delle società professionistiche nel calcio italiano, quanto la qualità delle loro proprietà. Possiamo anche avere meno squadre professionistiche, ma se continuano a circolare proprietà - mi rifiuto di chiamarle imprenditoriali - che non hanno la forza economica per reggere, la situazione non si risolve. Bisogna iniziare a ostacolare l’ingresso di queste proprietà che non hanno gli strumenti e i mezzi per stare nel mondo sportivo ed evitare che si accollino la gestione di club che poi non riescono a sostenere, lasciando debiti, buchi di bilancio, difficoltà e lavoratori che vantano crediti. È una situazione drammatica, che purtroppo abbiamo visto verificarsi anche recentemente in diverse piazze".

Probabilmente è necessaria anche una riforma a livello federale...
"Sì, ma serve anche una riforma culturale. A mio avviso, la soluzione migliore sarebbe che, ai primi segnali evidenti di difficoltà, i lavoratori di queste società si fermino e denuncino immediatamente la situazione di insolvenza della proprietà. Bisogna smettere di lavorare per chi non è in grado di pagare: se non ci si presenta più, queste proprietà si trovano con il vuoto assoluto e sono costrette ad andarsene. Bisogna rifiutare il compromesso. Solo rifiutando il compromesso con situazioni di insolvenza che rasentano l’aspetto fraudolento si potrà evitare che persone non in grado di farlo decidano di gestire una società di calcio".

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