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Maurizio De Giovanni: Il "teorema dello spaghetto" e gli errori sul mercato del Napoli

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Redazione TMW
Oggi alle 07:26Altre Notizie
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08.11.2026 07:26Altre Notizie
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Una tempesta perfetta, nel momento peggiore degli ultimi dieci anni, Maurizio De Giovanni, scrittore e viscerale tifoso azzurro, non usa giri di parole ai microfoni di Radio Tutto Napoli.
La sua è un'analisi lucida, spietata, che fotografa una crisi profonda e strutturale, persino peggiore del post-Spalletti:
"Allora c'era confusione tecnica, mentre oggi la confusione riguarda praticamente ogni aspetto".
Alla vigilia della delicatissima sfida contro la Lazio dell'ex Gattuso, l'ambiente partenopeo trema di fronte a uno spogliatoio che appare "spaccato all'interno" e ai numeri impietosi di un avvio shock caratterizzato da ben sette sconfitte nelle prime quattordici partite.

Il paradosso della panchina e il fattore economico

Il banco degli imputati, inevitabilmente, vede in prima fila Massimiliano Allegri, eppure, De Giovanni va controcorrente rispetto alla piazza che invoca la rivoluzione, non è un difensore del tecnico livornese, tutt'altro, ma una questione di spietata coerenza societaria ed economica.
"Io Allegri non l'avrei mai preso, ma adesso non lo esonererei", taglia corto lo scrittore, "Bisogna considerare l'aspetto economico. Allegri e il suo staff costano almeno sei milioni netti all'anno per tre stagioni. Per la società significa sostenere una spesa lorda molto importante. Se dovessi prendere un altro allenatore di livello, il costo complessivo della panchina potrebbe arrivare intorno ai venti milioni annui. Sarebbe un'operazione suicida". Un monito chiaro alle ambizioni della piazza: il Napoli non è la Juventus, non può permettersi ricapitalizzazioni folli, e dissanguarsi per un esonero significherebbe azzerare il budget per i futuri acquisti.

Il "teorema dello spaghetto" e gli errori sul mercato

Il vero peccato originale, secondo lo scrittore, risiede nella scorsa sessione estiva di mercato, dove è completamente mancato il necessario ricambio generazionale a fronte di una rosa logora, avanti con l'età e falciata dai continui infortuni di lungo periodo, una coperta cortissima che costringe i pochi superstiti a giri di valzer insostenibili ogni tre giorni.
Cambiare guida tecnica, in questo scenario, sarebbe del tutto inutile, De Giovanni lo spiega con una metafora culinaria che non lascia spazio a repliche:
"Ma quale allenatore potrebbe fare qualcosa di diverso con questi giocatori? Anche se arrivasse Guardiola, chi farebbe giocare al posto di quelli che scendono in campo oggi? Se ti do spaghetti, acqua e pomodoro, non posso chiederti un risotto alla milanese.
Anche il miglior cuoco del mondo potrà preparare degli ottimi spaghetti al pomodoro, ma non potrà fare un risotto senza gli ingredienti necessari".

Il crollo atletico e la difesa scoperta

I limiti strutturali emergono con drammatica puntualità ogni volta che il cronometro supera l'ora di gioco, i dati evidenziano un crollo verticale del Napoli tra il 60' e il 70' minuto, figlio di una panchina non all'altezza dei titolari e di una condizione atletica precaria.
Una spia rossa già vista contro la Juventus, dove dopo aver subito il gol la squadra non ha avuto la forza di reagire.
La vulnerabilità difensiva, infine, viene letta non come un demerito dei singoli centrali, ma come un collasso della diga di centrocampo, i vari Anguissa e McTominay non riescono più ad accorciare e a proteggere la retroguardia, lasciando praterie agli avversari.
Nonostante questo, la linea della stabilità deve prevalere:
"Quando fai un contratto triennale a un allenatore come Allegri, secondo me devi essere pronto a tenerlo per tre anni. Una volta che hai deciso di investire così tanto su di lui, non puoi permetterti di buttare via tutto dopo pochi mesi".

La palla, ora, passa al campo. La Lazio vola, ma De Giovanni si aggrappa all'orgoglio dei singoli e alla legge del Maradona, sperando in un sussulto d'orgoglio capace di smentire anche la più logica delle sventure.

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