Chelsea, il caso portieri divide. "Mister Linkedin" sotto accusa per la gestione della rosa
In Inghilterra lo chiamano "Liam LinkedIn", soprannome dato a Liam Rosenior per il suo approccio moderno alla gestione di squadra. Un’etichetta nata quando allenava lo Strasburgo, dove aveva spiegato così il suo metodo: "Sono sia allenatore che manager. Allenare significa educare e migliorare i giocatori sul piano tecnico e tattico. Gestire significa creare una cultura forte, con regole chiare e un ambiente strutturato".
A 41 anni l’inglese ha fatto il salto lo scorso gennaio, passando allo Chelsea. Una promozione accolta però con parecchie critiche: in Francia alcuni gli rimproverano di aver lasciato lo Strasburgo a stagione in corso, mentre in Inghilterra molti dubitano della sua esperienza per guidare un club di questo livello. Dal suo arrivo il 6 gennaio, Rosenior ha diretto 16 partite con un bilancio positivo: 10 vittorie, 2 pareggi e 4 sconfitte. L’ultima, però, pesa molto: il 5-2 subito contro il Paris Saint-Germain nell’andata degli ottavi di Champions League, che complica la qualificazione in vista del ritorno a Stamford Bridge.
Al centro delle polemiche c’è la scelta del portiere. Rosenior ha preferito il giovane Filip Jørgensen al titolare Robert Sánchez, ma il danese è stato protagonista di una serata difficile al Parc des Princes, con errori che hanno pesato sul risultato. Nonostante ciò, l’allenatore lo ha difeso: "I giocatori sbagliano. Filip non è il primo e fa parte del calcio. A quel punto, sul 2-2, avevamo anche l’inerzia della partita". Diversi media britannici, tra cui l’Evening Standard e il Daily Mail, parlano però di un problema creato dallo stesso Rosenior, accusato di aver aperto un vero e proprio "rebús" tra i pali.











