Come Arbeloa mai nessuno: ha battuto Mourinho e Guardiola sia all'andata che al ritorno
"Due mesi fa non ci avrei mai creduto, e invece eccomi qui". Con un sorriso che gli illuminava tutto il volto, Alvaro Arbeloa si è presentato in sala stampa all’Etihad Stadium dopo aver eliminato il Manchester City di Pep Guardiola negli ottavi di finale di Champions League. Il 5-1 complessivo racconta alla perfezione il risveglio dei Blancos, dopo mesi di difficoltà e un progetto targato Xabi Alonso che è naufragato troppo presto.
Arbeloa, chiamato a raccogliere la "patata bollente" a metà stagione, ha affrontato la sfida a viso aperto, gestendo uno spogliatoio diviso e riportando il Real Madrid ai vertici. Oggi, lo spagnolo è il vero "Special Two", l’allievo capace di un’impresa mai vista in Champions: eliminare due leggende come Guardiola e Mourinho, vincendo entrambe le gare di ciascun confronto, un risultato che finora Klopp e Simeone avevano solo sfiorato.
"Non oserei dire che io possa battere un allenatore come Guardiola, con quasi 1.000 partite in carriera e tutti i trofei conquistati. Se abbiamo vinto, è merito dei miei giocatori", ha spiegato Arbeloa, sottolineando il lavoro di squadra e la gestione perfetta dei tempi di gioco. Al Bernabéu aveva liberato Valverde, a Manchester ha dato le chiavi a Vinicius per chiudere la qualificazione. "Il mio obiettivo è sempre far rendere al massimo i giocatori, farli sentire a loro agio e mantenere equilibrio e compattezza. Abbiamo una squadra solidale, con mentalità collettiva. Ho dei giocatori che sono incredibili", ha aggiunto, pur togliendosi meriti.











