Endrick ammette: "Prima andavo dritto sui social per gonfiare il mio ego, ma non è un bene"
A meno di un mese dall'annuncio dei convocati di Carlo Ancelotti per il Mondiale, Endrick è rinato con la maglia del Lione indosso. Nel prestito secco stipulato a metà stagione per lasciare momentaneamente il Real Madrid e ritrovare il feeling con il campo e il gol, il talento classe 2006 arriva da un momento d'oro (7 gol e 7 assist) dopo appena 18 partite ufficiali disputate sotto la guida di Paulo Fonseca.
La sua forma ha attirato l'attenzione di Carlo Ancelotti, anche se prima del match a Orlando, il CT del Brasile aveva dichiarato che Endrick fosse un giocatore "per il futuro, non per il presente". Prima dell'OL si è parlato tanto di Endrick dentro e fuori dal campo, ma il 19enne brasiliano ha raccontato in un'intervista a The Guardian: "Non presto più attenzione a ciò che dicono gli altri. Quando togli tutto quello dalla tua vita, le cose diventano più facili. Quando ho fatto un passo indietro, mi sono concentrato solo sul giocare a calcio e fare il mio meglio per la mia squadra", ha riconosciuto.
"Una volta che ignori ciò che accade fuori dal campo, inizi a rendere meglio su di esso. Questa è la chiave per i calciatori. Lavorare duro per la squadra e non preoccuparsi della critica", il segreto dato da Endrick. Sebbene la sua carriera, vista l'età, sia solo gli inizi l'ex Palmeiras ha confidato di aver compiuto uno switch mentale ulteriore fuori dal campo: "Quando ho iniziato, gestivo i social media e la critica molto male. Uscivo dal campo e andavo dritto su Twitter (ora X, ndr), sui social media, per vedere cosa la gente dicesse di me. Volevo avere il mio ego gonfiato", la sincerità di Endrick.
"Ma quella non è una buona cosa", ha aggiunto. "Grazie a Dio quel periodo è finito. Quando la partita è finita, resto calmo e mi concentro sul mio recupero. Non mi importa più di quella critica", la conclusione. Insomma, strada facendo si cresce. Da calciatori e da uomini. Nel frattempo il sogno dell'attaccante classe 2006 resta sempre lo stesso: il Mondiale con il Brasile. Chissà se Ancelotti lo renderà possibile.










