Un nuovo Real, nato a Roma e rafforzato al Camp Nou: 5 vittorie per ritrovare l'identità
TMWRoma non è stata costruita in un giorno, il Real Madrid ha posto le sue fondamenta a Roma. È nella capitale italiana, sul prato dello Stadio Olimpico, che la squadra di José Mourinho ha trovato qualcosa di più importante di una semplice rimonta: ha riscoperto il proprio carattere. Sotto 3-1 contro la Roma dopo la doppietta di Donyell Malen, con la partita che sembrava ormai compromessa, i Blancos hanno reagito da grande squadra. Gli ingressi di Espí ed Endrick hanno cambiato l’inerzia della sfida, mentre Rüdiger al 90’ ha firmato il gol del definitivo 3-4, una vittoria costruita sulla rabbia e sulla voglia di non arrendersi.
Una mentalità trasferita al Camp Nou, dove il Real Madrid ha conquistato il Clasico battendo il Barcellona e confermando la propria crescita. La squalifica di Vinicius, inizialmente vista come un problema, si è trasformata in un’opportunità per Mourinho, costretto a modificare il proprio attacco. Senza il suo principale riferimento offensivo, il tecnico portoghese ha trovato soluzioni diverse e soprattutto un equilibrio diverso, con una squadra più compatta e meno dipendente dalle giocate individuali.
Il Real è tornato a colpire negli spazi, ad aggredire dopo il recupero palla e ad aspettare il momento giusto per affondare. Un approccio che ha esaltato giocatori come Mbappé e Yan Diomande, capaci di unire velocità e qualità, ma soprattutto ha dato al gruppo una nuova consapevolezza.
Un equilibrio costruito sulla fascia destra
La nuova struttura madridista nasce soprattutto sulla corsia destra, dove Valverde, Bernardo Silva e Arda Guler si alternano nei movimenti, coprendo zone diverse del campo e permettendo alla squadra di recuperare il pallone più lontano dalla propria area. Un lavoro che ha aiutato anche la difesa: con maggiore protezione davanti, Huijsen e Konaté hanno potuto alzare la linea, giocare più aggressivi e affrontare gli avversari senza essere costretti a difendere sempre vicino alla porta.
Al Camp Nou Mbappé ha firmato due gol, ma il successo porta la firma di tutta la squadra. La giocata di Camavinga nel finale è il simbolo di una squadra ritrovata, così come la prestazione di Lunin, chiamato a sostituire l'infortunato Courtois in una partita dal peso enorme e capace di rispondere da protagonista.
Un anno dopo torna l’ottimismo
Cinque vittorie consecutive non sono solo un momento positivo. Il Real Madrid non trovava una continuità simile da un anno, dai primi mesi dell’avventura di Xabi Alonso, quando la squadra aveva infilato sette successi consecutivi prima del crollo. La vittoria al Camp Nou ha cambiato la percezione attorno alla squadra: dopo il k.o. nel derby, il progetto di Mourinho era finito sotto osservazione e i dubbi avevano preso il sopravvento. Ora il Real vince, convince e sembra aver ritrovato una parte fondamentale della propria identità.
Il calendario offre nuove occasioni per consolidare il percorso: Racing Santander in trasferta, AEK in Europa e Valencia al Mestalla prima della sosta. Poi Celta, PSV e Alavés al Bernabéu. Impegni sulla carta favorevoli, ma che nascondono insidie. Ciò che è nato a Roma dalla difficoltà e dalla necessità di reagire oggi ha un volto preciso: quello di una squadra che ha ritrovato orgoglio, equilibrio e soprattutto la capacità di soffrire insieme.






