Dybala, la situazione. L’Inter in Europa ci può stare. Il Milan nemmeno da Champions, per questo è impresa straordinaria. La crisi del gol del Napoli esiste. La cambiale firmata da Allegri: si paga alla fine
Arriva il Dybala Day. La situazione è questa: la Juventus offrirà un contratto ribassato rispetto al precedente accordo, ma più alto rispetto a quanto aveva pensato in un secondo momento. Fondamentalmente: non più 8 milioni + 2 di bonus facili, ma nemmeno 6 milioni + 4; probabilmente sarà un’offerta molto simile al suo attuale contratto, 7 milioni + 2 di bonus che però saranno più difficili.
Dybala è ferito nell’orgoglio, perché la Juve si è rimangiata la parola, per come è stato trattato da Arrivabene, per come è stato spodestato politicamente con l’ingaggio di Vlahovic.
Ma la campagna esterna di Antun ha finora raccolto solo un’offerta del Betis, ovviamente non presa in considerazione.
Rimane ovviamente l’Inter: Marotta ha fatto sapere che è pronto a venire incontro alle richieste di Dybala, ma la Joya ha un dubbio morale perché al mondo Juve e ai suoi tifosi è veramente legato e non vorrebbe ferirli. Se la Juventus facesse uno sforza, Dybala rimarrebbe, ma non è detto che la situazione non continui a trascinarsi.
L’Inter in Europa ci stare. All’altezza per 180 minuti, esce meritatamente ma è anche da queste tappe che si passa per crescere, ma almeno ha dimostrata di non essere un’imbucata al ballo delle qualificate. Adesso bisognerà dimostrare di tenere la barra dritta, a partire dalla terribile trasferta di Torino senza Brozovic.
Sta passando sotto silenzio l’impresa del Milan. La rosa del Milan non è nemmeno da Champions. A cui si aggiungono i vari infortuni nel corso della stagione. Che evidenziano come le scelte a disposizione di Pioli siano ridotte: guardate in attacco com’è corto, guardate cosa si è dovuto inventare in difesa, con Kalulu reso da lui centrale difensivo credibile. Insomma se andiamo a vedere sulla carta ci sono quattro squadre migliori. E se andiamo a vedere il gioco del Milan non è niente di che: poche le partite quest’anno in cui si è imposto, e fino al girone d’andata è sopravvissuto. Il che rende il possibile scudetto del Milan ancora più straordinario: perché è evidente che il Milan non è capolista perché il più forte nei singoli, e nemmeno perché migliore degli altri nel gioco. E’ un primato davvero dovuto a Pioli, alla tenuta mentale dello spogliatoio, alla forza del gruppo. Qualora il Milan dovesse laurearsi campione d’Italia, probabilmente vedremmo la più grande sfavorita vincere lo scudetto dal Milan 1999 (quell’anno ce n’erano forse 5 o 6 di squadre migliori dei rossoneri, tra Juventus, Inter, Parma, Lazio e Fiorentina). Attenzione, non si parla di merito: chi vince alla fine merita sempre. Ma proprio di quanto sia incredibile il lavoro che Pioli sta facendo.
A Napoli è passato grazie alla crisi del gol della banda Spalletti: ci sono ben 13 squadre di Serie A che hanno un marcatore che abbia segnato più del massimo marcatore del Napoli, è ovvio che c’è un problema nel concretizzare, e se è vero che Osimhen ha l’argento vivo addosso, però è anche vero che forse abbiamo esagerato nel pensare che potesse già avere le spalle larghe per potersi caricare da solo il peso di un attacco che si gioca lo scudetto, e questi limiti contro il Milan si sono visti, al di là delle buone intenzioni.
C’è chi di questi problemi non deve preoccuparsi: Allegri continua a essere un Castori che ce l’ha fatta, la Juventus gioca in modo orribile, e rischia perfino contro uno Spezia in crisi. Ma viene da 14 risultati consecutivi, e allora che vuoi dirgli? Allegri è stato netto dopo Villarreal: “Meglio brutti e vincenti che belli e perdenti”. Ha firmato una cambiale: se vinco posso giocare come voglio, non mi dovete rompere.
E allora non gli si può dire niente per ora, i conti si faranno a fine anno: se la Juve non vincerà, Allegri avrà fallito.











