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Ibra nell'agenzia di Raiola sarebbe la chiusura di un cerchio. Magari con uno scudetto

Ibra nell'agenzia di Raiola sarebbe la chiusura di un cerchio. Magari con uno scudettoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Image Sport
domenica 1 maggio 2022, 14:12Il corsivo
di Gaetano Mocciaro

Per il mondo del calcio, più precisamente del calciomercato, Carmine Raiola, per tutti Mino, era un'icona. L'uomo che più di tutti con ogni probabilità ha esaltato la figura dell'agente di calciatori, elevandola al pari di presidenti e procuratori sportivi, potendo spostare gli equilibri semplicemente muovendo un suo cliente da una squadra all'altra. Basta leggere i nomi del resto, praticamente di primissimo livello: Pogba, Verratti, Haaland, Donnarumma e prima ancora Pavel Nedved. Ma se c'è un nome che viene associato nell'immaginario collettivo a Raiola, è quello di Zlatan Ibrahimovic.

Lo stesso giocatore, nella famosa autobiografia "Io Ibra" spiega quale sia stato il rapporto con l'agente e quanto Raiola sia stato determinante nella sua carriera. Senza di lui probabilmente lo svedese non sarebbe stato così dominante negli anni e magari la sua carriera sarebbe già terminata. Proprio il suo futuro da mesi è un continuo punto interrogativo: continuerà ancora al Milan? Appenderà le scarpe al chiodo? E nel caso cosa farà?

L'INGRESSO NELLA SCUDERIA RAIOLA - È di oggi la notizia di quello che potrebbe essere il futuro del fuoriclasse di Malmo. In una recente intervista a "Che tempo che fa?" Ibra disse di Raiola: "Mino è tutto... un agente, un amico, un papà. Più di un famigliare". Per questo il suo possibile ingresso nell'agenzia Raiola sarebbe l'ideale proseguimento, il "figlio" che raccoglie il testimone dal "padre", sebbene nel suo caso sarebbe un ruolo più di immagine che operativo.

L'ULTIMA IMPRESA PRIMA DEL RITIRO - L'ideale sarebbe con scudetto in più, per chiudere definitivamente un cerchio, portando a termine una missione impossibile e quando in molti lo davano per pensionato. Arrivato nel gennaio 2020 con una squadra che da anni viaggiava nella mediocrità e trasformata soprattutto mentalmente, rendendola competitiva e infine vincente. Una mentalità nata in un pomeriggio di quasi vent'anni fa in un sushi bar di Amsterdam, quando di fronte a lui un signore in jeans e T-shirts Nike che sembrava uno dei Soprano gli chiese: "Se vuoi diventare il migliore del mondo devi lavorare di più, perché le tue statistiche fanno schifo". Quel signore era Mino Raiola.