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Bello l’equilibrio, meno bello il nervosismo (causa VAR)

Fabrizio Ponciroli
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Fabrizio Ponciroli
mercoledì 14 gennaio 2026, 06:00L'Angolo di Sportissimo
14.01.2026 06:00L'Angolo di Sportissimo
FotoTUTTOmercatoWEB

Ormai pare chiaro: sarà un campionato molto appassionante e, probabilmente, tirato sino alla fine. In questo momento, al netto delle partite da recuperare (in programma oggi Napoli-Parma e Inter-Lecce, domani Hellas-Verona-Bologna e Como-Milan), ci sono cinque squadre in quattro punti, ovvero Inter, Milan, Juventus, Roma e Napoli. Di fatto, il gotha del nostro calcio. Rimango dell’idea che il livello sia sceso verso il basso ma è fuori di dubbio che tutto questo equilibrio genera molto interesse. In qualsiasi competizione sportiva a squadre, quando ci sono più club che possono vincere è chiaro che ci si appassiona di più. Sebbene l’Inter sembri avere qualcosa in più delle altre, nessuna pare voler mollare e, meglio ricordarlo, ci sono sempre gli impegni in Europa che, Milan a parte, riguardano tutti quanti. Insomma, il divertimento pare assicurato. Tuttavia, c’è da fare i conti con un nervosismo che sta dilaniando il nostro amato calcio. L’esplosione di rabbia di Conte, a San Siro, nel big match con l’Inter è l’ultimo episodio di una serie di “reazioni smodate” da parte, soprattutto, di allenatori e dirigenti.
In effetti, non è facile mantenere la calma quando si è di fronte a situazioni che non si comprendono. Il VAR è uno strumento fondamentale e necessario. Farne a meno sarebbe impossibile al giorno d’oggi ma, onestamente, si stanno facendo più danni che la grandine.

I guardalinee non hanno ragion d’essere se condizionati sempre e comunque dall’intervento del VAR: Stesso discorso per l’arbitro che ha perso tutta la sua autorità. Certo, è sempre lui a fischiare ma non è quello che decide per davvero. E qui arriviamo al vero problema. C’è troppo VAR nel calcio. Il fatto che da Lissone possa arrivare la chiamata all’arbitro in qualsiasi momento sta snaturando anche il modo di giocare. Un esempio per capirci. Se sono un attaccante e noto la mano di un difensore sulla mia spalla, è chiaro che mi venga di gettarmi a terra come se mi avesse travolto un tir. Perché? Semplice, il VAR, essendo basato sulla valutazione di fotogrammi, non può capire la vera entità di una spinta. Ecco, moltiplicate questo esempio per mille situazioni di gioco e si arriva al caos generale. Non tollero le sfuriate e le proteste ma comprendo che convivere con le decisioni del VAR sta diventando difficilissimo. Non si sa come comportarsi, ci si augura solamente di essere fortunati e non va bene. Come risolvere il tutto? Un passo indietro, meno VAR per tutti, a costo di lamentarsi “perché non è andato a rivederlo al monitor”.

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Immagine editoriale di Niccolò Ceccarini
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