Atalanta, Palladino: "Corsa Champions? Continuiamo a dare tutto da qui alla fine"
Il tecnico dell’Atalanta Raffaele Palladino ha parlato ai microfoni di DAZN, dopo il match casalingo contro la Juventus valido per la 32^ giornata di Serie A e chiuso con un ko per 0-1.
Lo stadio alla fine ha applaudito: difficile da digerire la sconfitta?
"Difficile da accettare, ma questo è il calcio. Sono quelle partite che capitano poche volte in una stagione: purtroppo è successo stasera, ma ci tengo a dire che sono orgoglioso dei miei ragazzi. Di solito sono lì che analizzo, stasera dico solo grazie a loro: è stata forse la miglior partita da quando sono il loro allenatore. Abbiamo fatto 20 e passa tiri in porta, più possesso palla della Juve e concesso poco. Purtroppo non abbiamo concretizzato, i dettagli fanno la differenza. Loro sono stati bravi a sbloccare su una mezza occasione e poi si sono messi in blocco basso a difendere. Non siamo riusciti ad agguantare il pareggio, che secondo me era meritatissimo".
Champions ancora possibile?
"Ovvio che i punti sono tanti, ma noi non cambieremo la nostra mentalità che è di giocarcele tutte da qui alla fine. Adesso ne abbiamo un'altra sabato contro la Roma: ce la giocheremo fino alla fine e daremo tutto come abbiamo fatto stasera. Partiamo con l'handicap di un inizio in cui abbiamo perso dei punti e non possiamo sbagliare, stiamo facendo una grande rincorsa che dura da 5 mesi e da qua alla fine continueremo a dare tutto".
Serate così vanno solo accettate o va capito il perché?
"Nella nostra carriera capitano queste serate, in cui ci provi in tutte le maniere. Primo tempo secondo me perfetto, non avevo mai visto la Juve negli ultimi mesi non calciare mai in porta. Devi essere bravo a portare gli episodi dalla tua parte, l'inerzia della gara era a favore nostro. Nel secondo tempo trovano un gol dopo tanti rimpalli, poi si mettono in blocco basso e vanno di ripartenza. Davvero faccio fatica a trovare qualcosa da rimproverare ai miei ragazzi. Forse negli ultimi 20 minuti siamo stati un po' disordinati, ma perché volevano andare oltre l'ostacolo".











