Como, giù la maschera: il sogno è uno solo. E Fabregas si gusta il ritorno on fire di Diao
"Sei-sette anni fa eravamo una squadra provinciale in Serie D, adesso si stanno facendo passi avanti". Bastano queste parole di Cesc Fabregas per riflettere il progetto efficace del Como, tornato appena la scorsa stagione in Serie A a distanza di pochi anni dal fallimento, prima dell'acquisizione della famiglia Hartono.
Da lì è cominciato il periodo di rinascita, con un momento di transizione e il decimo posto nel 2024/25, fino ad oggi. A fare a spallate con club dal calibro di Juventus e Roma per un posto nella prossima Champions League e la quarta posizione a 57 punti in 30 giornate. Quasi il doppio del bottino finale della scorsa stagione della squadra lariana. Ma con un paio di mercati oculati e di enorme prospettiva, non per forza con il potere dei milioni nell'estate del 2025, Cesc Fabregas ha reso una formazione dall'età media di 26,2 anni, da soli due anni nel massimo campionato, diretta concorrente per l'Europa che conta.
"Il mister è contento. Sa quanto sono stato fuori e questo per me è molto importante", ha commentato l'autentico man of the match del 5-0 inferto al Pisa ieri, Assane Diao. Tornato titolare dopo tre mesi circa dall'ultima volta all'Olimpico, ha recuperato appieno dal fastidioso infortunio muscolare che gli ha negato anche la Coppa d'Africa con il Senegal ed è tornato a bruciare l'erba del Sinigaglia con il primo gol+assist stagionale. Combo supersonica che preannuncia fuochi d'artificio nelle ultime otto partite di Serie A.
"Una carta importante, non devo dire come ha svoltato la squadra la scorsa stagione", ha commentato Cesc Fabregas al solo sentire nominare Diao, comprato per appena 12 milioni di euro dal Betis Siviglia nella finestra invernale 2025. E tornato in gol dopo un'eternità con il Como, a distanza di 337 giorni dall'ultima volta. "Ha cambiato la squadra con la sua mentalità e ha 20 anni", ha raccontato il tecnico del Como. Soffermandosi su quanto abbia passato stando lontano dal campo e dalla squadra: "Ha sofferto molto, vuole sempre essere in campo, ma è diventato più forte. Con il Lecce si era già visto. Sono contento per lui, la cosa più importante era giocare a calcio".
E se già il Como era temibile per Juventus e Roma, ora lo è ancor di più. Con il calendario del rush finale di stagione assolutamente a favore, specialmente con Inter e Napoli da sfidare nella piccola 'Bombonera' in riva al lago.











