Inter, i sintomi della crisi: serve un "piano B"
Gianluigi Longari
Che il momento sia negativo è fuori di discussione. A parlare sono i numeri, e lo fanno in maniera molto più eloquente di ogni artificio dialettico utilizzato per giustificare un periodo nel quale la produzione offensiva dell’Inter non fornisce appigli e si è impoverita al punto tale da rappresentare un problema, dal punto di forza assoluto che era in precedenza. Ciò che non regge è la spiegazione legata alla condizione fisica, confutata dai dati statistici delle ultime partite che vedono l’Inter avere corso di più (ma evidentemente peggio) rispetto alle avversarie affrontate. Un dato che si può riscontrare anche nel Derby di coppa Italia, che ha palesato un blocco psicologico che affligge i nerazzurri dalla rimonta subita in campionato e che non ha più abbandonato lo spogliatoio di Simone Inzaghi.
Un’aura negativa che coinvolge anche le individualità più eminenti, a partire da Lautaro Martinez che continua a restare a secco da un lasso di tempo troppo lungo per non essere definito preoccupante, e che passa attraverso la scarsa brillantezza mentale di coloro che l’Inter la avevano invece trascinata in vetta nel trimestre tra novembre e gennaio. Calo fisiologico, certamente, ma le alternative tattiche potrebbero rappresentare la soluzione ad un problema che inizia a preoccupare. La fase decisiva della stagione sta per iniziare, il rischio è quello di compromettere programmazione e sensazioni dei mesi addietro.
Articoli correlati
Altre notizie Serie A






