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L'Inter di Inzaghi ha imparato a resistere: così non la frega più nessuno

L'Inter di Inzaghi ha imparato a resistere: così non la frega più nessuno TUTTOmercatoWEB
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Ivan Cardia
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Ivan Cardia
giovedì 9 novembre 2023, 07:00Serie A

Mezz'ora di sofferenza, sfogatevi pure. Poi ci pensiamo noi. È questo il messaggio che Simone Inzaghi ha mandato ieri al Salisburgo. Per esempio, con una catena di destra - Bisseck e Darmian - tutta votata alla difesa. Anche, ça va sans dire, per necessità di uomini, o meglio per assenza di alcuni elementi. Per tutta risposta, la squadra austriaca è caduta nel trappolone al contrario orchestrato dall'allenatore dell'Inter. Capito che un po' tutti cercano di fregare, ci si perdoni il francesismo, con un avvio a spron battuto, adesso il piacentino la gioca sulla distanza.

Mi vuoi stancare? Ti stanco io. È il messaggio che danno le ultime partite, soprattutto andata e ritorno contro il Salisburgo. Se mezzo mondo è abituato a vedere l'Inter che approccia col coltello fra i denti, e in verità dominare la partita - magari con nove giocatori di palleggio e d'attacco su undici - è l'obiettivo finale di Inzaghi, facendo di necessità virtù accade che i nerazzurri giochino la partita al contrario. Lautaro e compagnia fanno stancare l'avversario, anziché stancarsi. Il piano può funzionare grazie alla solidità difensiva, è chiaro, ma l'Inter di quest'anno ha la potenza di fuoco per sfoggiarlo.

L'Inter ha imparato a resistere. In senso fisico, ma pure mentale. La terza versione inzaghiana della squadra è la più matura, la più completa, la più varia non soltanto perché la dirigenza ha costruito una rosa molto più sfaccettata e "divertente" rispetto alle precedenti. Che avevano forse più picchi, ma meno varietà. L'Inter è così perché è cresciuta, anche mentalmente. Non a caso, su quindici partite stagionali è inciampata due volte, e sempre per strafalcioni individuali. Sono cresciuti i singoli, su tutti Asllani che si merita un capitolo a parte, prossimamente su queste pagine. È cresciuto pure il tecnico: in altri tempi non avrebbe dato fiducia a Bisseck, che continua a convincerlo fino a un certo punto specie in fase di palleggio. È cresciuto nei cambi: in passato, perché troppo codificati, erano uno dei principali motivi per criticarli, adesso sono le sostituzioni dell'Inter a dettare il tempo delle partite. È tutto perfetto? No, sembra tale perché ora la squadra ha il vento in poppa. Nelle prossime settimane avrà partite difficili e potrebbe anche inciampare di nuovo: fa parte del calcio. La capacità di resistere, fisica e mentale, è in tal senso la conquista migliore, superiore anche agli ottavi di finale ottenuti per il terzo anno consecutivo, con due turni d'anticipo. Che tanto normali non sono.

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