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Ranieri: "Dire no alla Nazionale è stato difficile. Vedo due chiari problemi nel calcio italiano"

Ranieri: "Dire no alla Nazionale è stato difficile. Vedo due chiari problemi nel calcio italiano"TUTTO mercato WEB
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Niccolò Righi
Oggi alle 12:00Serie A
Niccolò Righi

C’era stata la possibilità anche di allenare l’Italia per Claudio Ranieri. Una panchina che probabilmente gli avrebbe permesso di chiudere un cerchio e di consacrarlo nell’Olimpo dei più grandi allenatori italiani. Quando Luciano Spalletti si dimise dal ruolo di ct, uno dei primi nomi ad essere contattato fu proprio lui. Ma alla fine a prevalere fu l’impegno preso con la ‘sua’ Roma.

Oggi Ranieri si è raccontato ai microfoni del Messaggero, tornando anche su quella decisione lì: “È stato difficile nel senso che quale allenatore non vorrebbe allenare la Nazionale del proprio Paese? Ma, al tempo stesso, non è stato difficile perché sono sotto contratto con la Roma. Ci sarebbe stato un conflitto di interessi pazzesco. Un esempio: io sono il punto di riferimento dei Friedkin, c'è una partita della Nazionale, e la domenica dopo si gioca Roma-Napoli o Roma-Inter o Roma-Juve. E io non convoco nessun giocatore della Roma, oppure li convoco e non li faccio giocare, e mando in campo i giocatori dell'altra squadra. In Italia, cosa succederebbe? Un finimondo. Mi è sembrata la scelta più onesta”.

Il tecnico testaccino, inoltre, ha detto la sua anche sul calcio italiano e suoi suoi problemi: “Vedo due problemi. Il primo è che mancano i soldi. Non ce la facciamo a competere con le corazzate, soprattutto inglesi, che spendono 50-60 milioni per acquistare giocatori dai 16 ai 20 anni. Il secondo fattore è legato ai cicli. Gli olandesi non erano nessuno prima che uscissero fuori Cruyff e il calcio totale di Rinus Michels. Così l'Inghilterra, la Germania, la Spagna, la stessa Francia. Noi avevamo grandi campioni e avevamo il nostro gioco all'italiana, che mi sembra un po' troppo vituperato. Gli altri, quando devono difendere, non si fanno problemi a giocare all'italiana. Mentre qui è scoppiata la guerra tra giochisti e pragmatici”.

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