Serie B, Bedin: "Uno stadio rinnovato può generare fino al 50% di ricavi in più"
Paolo Bedin, Presidente della Lega Serie B, a margine della 7ª Commissione del Senato ‘Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport’, è stato intervistato da Calcio e Finanza. Tanti temi affrontati, a partire dal tema degli impianti sportivi italiani:
Una riqualificazione ancora incompleta
"Rappresentiamo una fotografia in scala dell'Italia", ha spiegato Bedin, sottolineando come il Paese sia rimasto tra gli ultimi in Europa a non aver realizzato una riqualificazione infrastrutturale organica.
Il riferimento non riguarda soltanto gli stadi, ma anche arene, palasport e centri sportivi. Secondo Bedin, gli interventi realizzati finora sono spesso rimasti episodi isolati, legati a iniziative private o alle singole proprietà, senza una progettualità complessiva.
La funzione sociale degli stadi
Per Bedin, uno stadio deve essere utilizzato anche per attività diverse da quelle sportive, con una funzione quotidiana per il quartiere e il territorio. Tra gli esempi citati, le attività commerciali, educative e gli eventi extra sportivi.
"Da qui il termine multifunzionalità", ha dichiarato, evidenziando la necessità di concepire gli impianti come strutture aperte a più utilizzi.
Il presidente della Lega Serie B ha inoltre precisato che il futuro non dovrebbe concentrarsi soltanto sulla costruzione di impianti nuovi: "In Italia, mettere mano all'impiantistica sportiva vuol dire nella maggioranza dei casi riqualificare l'esistente, lavorare sul sedime già utilizzato".
L'impatto sui ricavi
La mancanza di stadi moderni, secondo Bedin, limita lo sviluppo dei club intesi come vere e proprie aziende. Le strutture attuali spesso non consentono di incrementare i ricavi attraverso hospitality, servizi, ticketing, partnership e sponsorizzazioni.
"È oggettivo che uno stadio nuovo – o rinnovato – genera da un minimo del 30% al massimo di 50% di ricavi in più di un club medio", ha affermato.
Un impianto rinnovato rappresenterebbe quindi un elemento importante anche per la patrimonializzazione delle società calcistiche, che non dispongono delle stesse leve patrimoniali delle aziende industriali.






