Scontri durate finale Coppa Italia Serie C. Il ritorno al "Massimino" a rischio porte chiuse
Tafferugli, lancio di petardi, furto di striscioni, tifoserie a contatto: questo quanto scatenato ieri dai tifosi del Catania all'"Euganeo", dove si stava giocando la finale di andata di Coppa Italia Serie C tra Padova e Catania (vinta 2-1 dai veneti). Momenti di alta tensione all'intervallo, quando i rossazzurri hanno sfondato le barriere dello stadio e sono entrati in contatto con i supporters locali, chiamando all'intervento le forze dell'ordine in tenuta antisommossa; secondo tempo del match slittato oltre il canonico quarto d'ora, e tre tifosi rossazzurri condotti in questura.
Un bilancio non grave, rispetto a quello che sarebbe potuto accadere, ma che lascia notevoli incognite per la gara di ritorno, fissata al "Massimino" il prossimo 2 aprile. Il presidente del Padova Francesco Peghin lo ha già detto, "mi auguro si possa assistere allo spettacolo e che non si giochi a porte chiuse", ma non è scontato che la giustizia sportiva non propenda per questa decisione; anche al netto del comunicato del Catania, che ha stigmatizzato il comportamento dei facinorosi.
Molto dipenderà dall'esito del Giudice Sportivo, che dovrebbe esprimersi nei prossimi giorni, e da li si capirà meglio quello che sarà il destino di una finalissima che permetterà a una delle due formazioni di alzare il trofeo. E alzarlo senza spettatori, sarebbe davvero un peccato.






