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Lutto nel giornalismo, è morto Gianluca Moggi storico fotografo toscano

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Redazione TMW
Oggi alle 06:42Altre Notizie
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03.11.2026 06:42Altre Notizie
Tragedia sulle colline di Marignolle, addio allo storico fotoreporter de La Nazione Gianluca Moggi, che documentò il caso del Mostro di Firenze e la vita culturale della città
foto di Sara pagliai
foto di Sara pagliai

Il giornalismo toscano, e non solo, piange una delle sue firme più prestigiose.
Non una firma fatta di inchiostro, ma di luce, contrasti e fotogrammi che hanno fatto la storia, Gianluca Moggi, storico fotoreporter de La Nazione e pilastro della New Press Photo, è scomparso tragicamente all'età di 68 anni, vittima di un drammatico incidente stradale nella serata di lunedì 2 novembre 2026.
L’impatto fatale si è consumato intorno alle ore 18 sulle suggestive ma insidiose colline fiorentine di Marignolle, Moggi stava percorrendo la viabilità collinare in via della Grillaia, sul versante che scende ripido verso Le Bagnese.
Per cause che sono tuttora al vaglio e in corso di accertamento da parte della Polizia Municipale, l'impatto è stato violentissimo e non gli ha lasciato scampo.
La macchina dei soccorsi si è attivata immediatamente, sul posto sono arrivati a sirene spiegate i sanitari del 118, i Vigili del Fuoco per la messa in sicurezza dell'area e le pattuglie dei vigili urbani per i rilievi scientifici della dinamica. I medici hanno tentato a lungo e disperatamente di rianimarlo sul posto, ma le ferite riportate nello schianto si sono rivelate fatali, Moggi si è arreso prima del possibile trasporto in ospedale, lasciando un vuoto incolmabile in tutta la comunità dei media.

L'obiettivo che ha catturato la storia

Se c'è un'immagine che nell'immaginario collettivo riassume il dramma e il mistero della cronaca nera italiana, quella porta la firma di Gianluca Moggi. Il suo obiettivo ha immortalato i momenti più caldi, tesi e drammatici dei processi legati al Mostro di Firenze, compreso il celeberrimo e iconico scatto a Pietro Pacciani che fece il giro del mondo, arrivava sui servizi col suo passo magari irregolare ma sempre deciso, pronto a scattare prima di chiunque altro.
Ma Moggi non era solo cronaca nera e giudiziaria, il suo era un talento eclettico, capace di passare dal fango della notizia di strada alla grandezza internazionale della cultura.
Per anni ha seguito e documentato le tournée e le più grandi produzioni del Maggio Musicale Fiorentino, fotografando i più grandi artisti del panorama mondiale con la stessa straordinaria sensibilità e precisione.

Il cordoglio delle istituzioni

La notizia della sua scomparsa ha immediatamente scosso il mondo delle istituzioni e dell'editoria, scatenando un'ondata di commozione unanime.
Dai vertici dell'Associazione Stampa Toscana all'Ordine dei Giornalisti, fino alle massime cariche cittadine, il ricordo è lo stesso per tutti: un professionista esemplare, un uomo ironico, colto e profondamente innamorato del suo lavoro.
Con Gianluca Moggi se ne va un pezzo di storia di Firenze e un maestro del fotogiornalismo italiano.

Il cordoglio del collega de La Nazione Angelo Giorgetti
In un mondo travolto dai mestieri che cambiano, Luca amava ancora il suo. Che era quello del pittore di anime. Lui usava l’obiettivo come tavolozza.
Ai vecchi tempi del giornale non c’era ancora il digitale, Luca arrivava con il mucchio delle foto la domenica sera e, appoggiandole sul tavolo di redazione, piazzava ai primi posti quelle che riteneva fossero più belle. Era uno spettacolo per noi, scorrevamo le foto come preziose anticipazioni.
Due in particolare lo avevano reso fiero: Vittorio Cecchi Gori sulla balaustra, con Mario che lo guarda da sotto e con la mano sembrava dirgli ma che fai, scendi giù da lì (immagine iconica). E poi l’altra, dolcissima espressione cristallizzata di Vittorio con la testa appoggiata sulla spalla del padre.
Quelle due foto raccontavano più di centomila articoli.
Luca Moggi era un fuoriclasse e lo sapeva.
Riposa in pace, amico mio

Il ricordo della giornalista Titti Giuliani Foti
Il colmo è scrivere queste parole per te Luca grande fotografo, generoso, simpatico, alla mano una persona speciale.
Eravamo parenti senza saperlo. Ci volevamo bene per osmosi, naturalmente, senza bisogno di spiegazioni. Siamo cresciuti insieme, usciti insieme millemila volte, abbiamo condiviso le diete, le pene d’amore, i viaggi, la creatività, le idee, la musica, il teatro. E anche la cronaca nera, quella che io non facevo, ma che tu mi raccontavi con una sorta di sadismo . Eri figlio unico, ma anche figlio di un giornale intero che ti aveva adottato. Come aveva adottato tutti noi. Perché tutte quelle ore , giorni, mesi, anni, sono vita condivisa e alla fine, famiglia
E dunque eravamo fratelli. Cresciuti insieme, con quella confidenza rara quell’intesa per cui bastava uno sguardo per capirsi. Un’occhiata e sapevamo già tutto. Tu di me io di te
Eri così pieno di vita, così presente, così Luca, che per me è impossibile pensarti morto. Oggi è stata la prima volta che ho associato al tuo nome la parola morte. E ancora non riesco a farlo.
Hai lasciato troppe persone, troppe davvero, e troppo in fretta. In un modo assurdo, ingiusto, che non riusciamo ad accettare.
E allora continuo a pensare a quegli ultimi cinque minuti. Si possono riavere? Si può tornare indietro, un secondo per cambiare il destino ?
Vorrei vorremmo tanto poterlo fare. Mi mancheranno le parole , le risate, le confidenze, le tue storie incredibili e quella naturalezza con cui ci siamo voluti bene per tutta la vita. Mi mancherai te
Ciao, fratello mio.

Condoglianze alla famiglia da parte di tutta la redazione di TMW.

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