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Chelsea senza alibi: Maresca non era il problema, Rosenior ha il destino segnato

Chelsea senza alibi: Maresca non era il problema, Rosenior ha il destino segnatoTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 13:59Calcio estero
Michele Pavese

C’è un momento, nelle stagioni delle grandi squadre, in cui le attenuanti finiscono. Per il Chelsea, quel momento sembra essere arrivato. La pesante sconfitta interna contro il Manchester City (0-3) non è solo un passo falso, ma il simbolo di una squadra che si sta progressivamente smarrendo. L’inizio dell’era Liam Rosenior, ingaggiato a sorpresa per sostituire Enzo Maresca, aveva lasciato intravedere segnali incoraggianti. Oggi, invece, il quadro è ben diverso: eliminazione europea contro il Paris Saint-Germain e una classifica di Premier League che vede i Blues scivolare fuori dalla zona Champions, con tre partite senza reti e soprattutto punti. Il dato più allarmante resta però la fragilità psicologica: appena subisce un gol, la squadra si disunisce.

Lo stesso Rosenior lo ha ammesso senza giri di parole: "La nostra prestazione nel secondo tempo è stata inaccettabile. Giochiamo bene, poi prendiamo un gol e crolliamo". Parole che fotografano una squadra incapace di reagire, lontana anni luce dalla solidità richiesta a questi livelli, e che suonano come una condanna nei confronti dell'ex allenatore dello Strasburgo. A complicare ulteriormente il contesto c’è la gestione del gruppo, con il caso Enzo Fernández tornato d’attualità. Dopo settimane di tensione, il tecnico ha scelto la via della riconciliazione: "Ha capito la situazione, è stato impeccabile e non vedo l’ora di riaverlo con noi". Una mossa che sa di necessità più che di convinzione.

Con sei partite ancora da giocare e sfide decisive all’orizzonte, il Chelsea è con le spalle al muro. Rosenior chiede tempo, evocando esempi come Pep Guardiola e Jürgen Klopp: "Anche loro hanno avuto bisogno di un anno per costruire". Ma a Stamford Bridge il tempo è un lusso raro. E oggi, più che costruire, serve sopravvivere, perché quando la proprietà non concede stabilità, pensare a lungo termine è impossibile.

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