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Criticato perché non vince ma rispettato per il lavoro svolto: cosa ne sarà di De Zerbi?

Criticato perché non vince ma rispettato per il lavoro svolto: cosa ne sarà di De Zerbi?TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 13:36Calcio estero
Michele Pavese

Ci sono allenatori che vengono giudicati dai trofei, e altri che vengono riconosciuti dai loro colleghi. Roberto De Zerbi appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Alla vigilia della sfida di Champions League tra Olympique Marsiglia e Liverpool, le parole di Arne Slot non sono state una semplice cortesia, ma un attestato di stima profondo, quasi una presa di posizione: definire De Zerbi "uno dei migliori allenatori al mondo" non è un esercizio di diplomazia ma una dichiarazione che pesa, soprattutto se arriva dalla guida tecnica di uno dei club più influenti d’Europa.

Slot ha toccato un punto spesso ignorato nel dibattito mediatico: non tutti gli allenatori vanno misurati esclusivamente in base alle coppe sollevate. Esiste un valore che precede la vittoria e che talvolta la rende possibile: l’identità. E poche figure nel calcio contemporaneo riescono a dare alle proprie squadre un’impronta riconoscibile come De Zerbi. Le sue squadre si distinguono, si riconoscono, hanno un linguaggio comune che prescinde dal livello dei singoli e che eleva il collettivo.

Eppure, nonostante la stima diffusa tra gli addetti ai lavori - soprattutto tra gli allenatori delle big - De Zerbi continua a essere raccontato come un tecnico "poco vincente". Un’etichetta ingenerosa, spesso superficiale, che non tiene conto dei contesti in cui ha lavorato né della crescita costante dei giocatori passati sotto la sua guida. Non è un caso che molti di loro abbiano fatto un salto di qualità con lui, per poi faticare lontano dalle sue idee. Negli ultimi anni il suo nome è stato accostato con insistenza a club come Manchester United e Liverpool. Voci, sondaggi, suggestioni. Ma l’occasione vera, quella definitiva, non è ancora arrivata. Forse perché il calcio di De Zerbi richiede tempo, convinzione e una visione chiara, qualità che non sempre coincidono con l’ansia di risultati immediati che domina le grandi piazze.

Marsiglia, in questo senso, rappresenta una sfida affascinante. Una piazza intensa, intelligente, con un tifo avvolgente e una cultura calcistica profonda. Un ambiente che può esaltare un allenatore come De Zerbi, ma che vive sotto l’ombra ingombrante del Paris Saint-Germain, dominatore quasi incontrastato del calcio francese. Emergere, qui, non è semplice. Costruire è possibile, vincere molto meno. La domanda, allora, resta aperta: cosa ne sarà di Roberto De Zerbi? Continuerà a essere l’allenatore più ammirato dai colleghi e più discusso dai tifosi, o arriverà finalmente la chiamata di una big disposta a sposarne fino in fondo le idee? Per ora, il rispetto dei colleghi è già una certezza. E nel calcio moderno non è affatto un dettaglio.

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