Da eroe a simbolo dell'ennesima disfatta: Brahim Scarpa d'Oro ma fischiato dai tifosi
È il momento simbolo della Coppa d'Africa, destinato a restare impresso a lungo nella memoria collettiva. Una scena vissuta sotto gli occhi del mondo intero. Dopo un finale di partita surreale e carico di tensione, Brahim Díaz si è ritrovato con il destino di un’intera nazione sul dischetto. Quel rigore poteva consegnare al Marocco una Coppa d’Africa attesa da mezzo secolo.
Prima di calciarlo, però, l’attaccante del Real Madrid ha dovuto attendere oltre quindici minuti: i giocatori del Senegal, furiosi per la decisione arbitrale, avevano abbandonato il campo. Un’interruzione lunghissima, che ha congelato l’atmosfera e aumentato la pressione. Al ritorno sul dischetto, Díaz - capocannoniere del torneo - ha scelto la soluzione più rischiosa: un "cucchiaio", risultato però lento, centrale e prevedibile, facilmente neutralizzato da Edouard Mendy. Un gesto che ha lasciato lo stadio incredulo e ha alimentato la rabbia dei tifosi.
Il contraccolpo è stato immediato. In lacrime dopo il fischio finale, Brahim Díaz è finito nel mirino dei tifosi marocchini. Il CT Walid Regragui lo ha sostituito all'inizio dei tempi supplementari e in conferenza stampa ha ammesso che la lunga sospensione non lo ha aiutato, pur senza cercare alibi. Alla cerimonia di premiazione, quando l’ex Milan è stato chiamato a ritirare la Scarpa d'Oro, il pubblico rimasto allo stadio Prince Moulay Abdallah lo ha accolto con fischi assordanti.
Eppure i numeri raccontano un’altra storia: cinque gol, prestazioni decisive e il titolo di miglior marcatore davanti a Osimhen e Salah. Ma nel calcio, soprattutto in finale, un solo gesto può cancellare tutto. Per molti marocchini, quel "Panenka" è sembrato un atto di egoismo. E in una notte che doveva essere storica, Brahim Díaz è passato in un attimo da eroe nazionale a simbolo di un’occasione perduta.











