Mendy respinge le ombre: "Accordo tra me e Diaz sul rigore? Bisogna essere seri..."
Edouard Mendy non accetta che calino ombre sul momento che ha deciso la finale della Coppa d'Africa. Il rigore parato a Brahim Díaz, che avrebbe potuto consegnare al Marocco un trofeo atteso da quasi cinquant’anni, è frutto esclusivo di istinto, lettura e sangue freddo. Nient’altro. Il portiere del Senegal ha respinto con forza ogni voce su un presunto accordo tra lui e l’attaccante marocchino prima della conclusione dal dischetto.
Il contesto era già incandescente. Il rigore, concesso nei secondi finali del recupero, aveva scatenato la protesta del Senegal, culminata con l’uscita temporanea dal campo dei Lions de la Teranga. Quindici minuti di caos, tensione alle stelle e uno stadio sospeso. Poi il ritorno in campo, il silenzio irreale e Brahim Díaz davanti a Mendy. La scelta del "Panenka" ha acceso il dibattito, ma Mendy non ha dubbi. "Lui ha tentato quel colpo, io sono rimasto fermo”, ha spiegato ai microfoni di beIN Sports. "È questo che ci ha salvati in quel momento. Ho aiutato la mia squadra quando contava davvero".
Sui sospetti circolati dopo la partita, il portiere è stato ancora più netto: "Bisogna essere seri. A un minuto dalla fine, quando un Paese aspetta questo trofeo da cinquant’anni, pensate davvero che ci si possa mettere d’accordo?". Poi la frase che chiude ogni polemica: "Lui voleva segnare, io ho avuto il merito di pararlo. Basta così".
Mendy ha anche allargato lo sguardo oltre il singolo episodio, rivendicando la forza mentale del suo gruppo: "Siamo venuti a giocare in terra ostile, in uno stadio che aspettava questa Coppa da mezzo secolo. Loro avevano tutto dalla loro parte, noi solo il pallone e le nostre armi. Alla fine ha vinto il Senegal".











