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Quella di Spalletti è una proposta populista ma anche un grido d'allarme. Mettevi (s)comodi: i tragici dati italiani e due esempi virtuosi. L'Atalanta Under 23 e Gasperini

Quella di Spalletti è una proposta populista ma anche un grido d'allarme. Mettevi (s)comodi: i tragici dati italiani e due esempi virtuosi. L'Atalanta Under 23 e GasperiniTUTTO mercato WEB
Marco Conterio
Oggi alle 00:00Editoriale
Marco Conterio

Irricevibile, finanche populista. La proposta urbi et orbi di Luciano Spalletti, di schierare un Under 19 in campo mica per virtù ma per obbligo, è però un sasso gettato nello stagno torbido del calcio italiano. Quello dove Riccardo Braschi da Firenze ha pianto commosso sotto la curva dei suoi tifosi, dopo Fiorentina-Rakow di Conference League. Questione di cuore, a quello mica si comanda. Solo che Braschi è capocannoniere della Primavera e quando ha versato quelle lacrime, Lamine Yamal aveva già vinto due campionati spagnoli, due Supercoppe spagnole, una Coppa di Spagna, un Europeo, e una straordinaria e lunga sequela di trofei individuali. Troppo alto il paragone, dite? Max Dowman, allora, dell'Arsenal, altra grandissima squadra. E' nato il 31 dicembre del 2009, praticamente un 2010, e ha già giocato in Champions League, ha già segnato in Premier, eccetera. Troppo forti loro? Casi 'rari'? Prendiamo alcune gemme dell'Under 19 (19!) dell'Inghilterra. Chris Rigg, itolare del Sunderland, 2007. Rio Ngumoha, 2008, lo si vede spesso nel Liverpool.

Sapete quanti Under 21 vengono schierati in Serie A?
Lo studio del CIES è pazzesco: su 50 prime divisioni analizzate, l'Italia è al penultimo posto, dietro ci sono gli Emirati Arabi Uniti e davanti l'Arabia Saudita. Ci sono campionati che vengono definiti 'buen retiro', ma se il Qatar (!) ha una media età di 28,4, l'Italia è in fascia destra con 27 anni di età media. Un paragone: in Francia è di 26,1.Su 284 giocatori che hanno giocato in media almeno 30 minuti, solo 89 sono italiani e... Sapete l'ironia? Ben 10 sono portieri. L'Italia non sforna talenti perché non giocano e allora neppure incassa. Tra le grandi leghe europee è allì'ultimo posto in termini di ricevi generati con gicoatori formati nell'ultimo decennio. Negli ultimi 5 anni, non c'è una sola società italiana che abbia toccato il 10% del minutaggio complessivo da parte degli Under 21. Guida il Parma col 9,5%, tra le big meglio di tute la Juventus col 5,9% (Under in assoluto, non italiani), chiude il Napoli con... Lo 0%. Tra i quattro club delle cinque serie principali d'Europa, tre sono italiani per il minor utilizzo di Under 21: oltre agli azzurri, anche Inter e Lazio (in qeusto poco nobile poker c'è anche il Rayo Vallecano).

La proposta di Spalletti è dunque irricevibile, populista e lanciata come un sasso in un torbido stagno.
Però qualcosa serve fare, ma non quello. Servirebbe un cambiamento del Regolamento Organizzativo Interno sulle regole degli Under e poi una ricezione e approvazione della UEFA. Ma a che pro? Serve davvero obbligare, per migliorare? Il 'minutaggio premiato' che c'è tra Serie C e Serie D è un errore grossolano che non va a valorizzare (e premiare!) il merito ma che mette solo costrizioni che aumentano in modo errato prezzi dei giocatori. Prendiamola per quel che è, perché così è. Una provocazione. Un grido d'allarme di un tecnico che conosce bene, da commissario tecnico, quella che è l'emergenza e la penuria da bacino di talento che c'è nel nostro pallone.

Tocca spesso prendere l'Atalanta, allora, come riferimento e come esempio.
Che investe circa il 10-15% del fatturato annuo nel settore giovanile. Le strutture comprendono campi di ultima generazione, aree mediche dedicate esclusivamente ai ragazzi e convitti per i giovani che arrivano da fuori regione o dall'estero. Ha usato in modo 'da Atalanta' la seconda squadra con un metodo 'plug and play' funzionale al passaggio coi grandi: tutti con lo stesso stile di gioco (anche il settore giovanile), il fatto di aver iniziato il percorso con Francesco Modesto che è stato un altro degli allievi di Gian Piero Gasperini la dice lunga e adesso pure Salvatore Bocchetti. La Dea non ha fatto grandi investimenti, a differenza per esempio della Juventus che ha sì cresciuto talenti straordinari ma pure spendendo per il progetto Next Gen. Marco Palestra e Lorenzo Bernasconi alcuni dei casi principe e che dovrebbero essere di studio per molti.

Il modello Gasperini e la fiducia dei Friedkin
Cosa serve dunque? Un allenatore che sappia crescere e gestire e lanciare i giovani, con coraggio. Ecco perché la famiglia Friedkin ha ancora fiducia in Gian Piero Gasperini e perché continuerà a dargli le chiavi del progetto Roma. Chiaro. Lui chiede sintonia d'intenti con il suo direttore sportivo ed ecco perché Frederic Massara sembra ai saluti ma questa è un'altra storia. Gasp è, pur con il suo carattere, le sue criticità, l'esempio migliore di questa guida e la seconda squadra dell'Atalanta (già, le tanto vituperate seconde squadre...) un esempio virtuoso di quel che dovrebbero fare i club italiani. Lavorare con coerenza in tutto il settore giovanile, uno stile univoco, una filosofia chiara, una guida con le chiavi in mano del progetto e nessun timore nel lanciare i giovani. 'Facile, l'Atalanta...': smettiamola, smettetela, con questo adagio.

Da Kofler a Dowman, da Estupinan a Bartesaghi
Ricordate i precedenti di cui sopra? Barcellona, Arsenal. Andiamo avanti? Lennart Karl al Bayern Monaco, per dirne uno. Warren Zaire-Emery al PSG, uno tra tanti. Di Guardiola e del suo Manchester City non parliamo, e neppure del Chelsea e via discorrendo. Sapete chi è il diciassettesimo italiano più costoso secondo Transfermarkt? Raphael Kofler del Sudtirol, 5 milioni valore stimato. Max Dowman e Rio Ngumoha (quelli prima citati) costano (molto di più in verità) 20 milioni e sono 18esimo e 19esimo in Inghilterra... Diciassettesimo in Francia è Robinio Vaz della Roma, ventitreesimo come valore stimato tra gli Under 21 in Spagna è Alex Valle del Como. Non ci sono paragoni. Siamo all'anno zero. Avere una filiera dalle giovanili alla prima squadra dovrebbe essere il primo obiettivo. Non ce ne vogliano i protagonisti scelti, sono solo una goccia nell'oceano, alcuni esempi. Ma l'auspicio, la speranza, è quello di una Fiorentina che punta su Niccolò Fortini e tiene Jonas Harder, mica prende Tariq Lamptey e Simon Sohm. Di un Genoa che non deve pescare Nicolae Stanciu quando in casa ha Seydou Fini, o Valentin Carboni se ha Jeff Ekhator. Di un Milan che non deve rincorrere Pervis Estupinan per un'estate quando in casa ha Davide Bartesaghi, di un Napoli che non spende milioni per Noa Lang se ha Antonio Vergara, di una Roma che non investe fior di milioni su Neil El Aynaoui se ha Niccolò Pisilli e magari così non perde Federico Coletta, oppure in Jan Ziolkowski se ha Mattia Mannini, dell'Inter che decide di puntare su Matteo Cocchi se ha bisogno di un terzino sinistro o Leonardo Bovio se serve un centrale in estate. E via discorrendo, perché di ragazzi bravi in Italia non mancano.

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