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L'Atalanta non cambia: avanti con Sarri, ma in questa Dea c'è ben poco del suo calcio

TMW
Ivan Cardia
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Ivan Cardia
ieri alle 23:25Serie A
02.11.2026 23:25Serie A
La società per ora non mette in discussione il tecnico, ma dopo dieci giornate la squadra non ha ancora assimilato principi e meccanismi del suo calcio
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca 2026

La linea resta quella, confermata nel post gara dal ds Cristiano Giuntoli ("Tutti in discussione, ma non puntiamo il dito su nessuno"), anche se il ko interno con il Parma rischia di segnare un prima e un dopo. L’Atalanta è arrivata alla partita di questa sera barcollando, reduce da due pareggi con Frosinone e Fiorentina, nonché dal ko con il Milan. Ne è uscita con la quinta sconfitta in dieci giornate di campionato, un bottino persino peggiore di quello di Ivan Juric, che l’anno scorso a questo punto della stagione - sarebbe stato esonerato dopo l’undicesima - aveva al passivo un solo ko e soprattutto una marea di pareggi. Al momento, per quanto risulta, l’idea della società è quella di andare avanti con Maurizio Sarri, senza mettere in discussione una rivoluzione che, per ora, non sta dando i suoi frutti.

Non c’è nulla di Sarri

Le assenze, che sono tante e significative, aiutano a interpretare le difficoltà della Dea. Ma, arrivati a questo punto, non bastano: troppi inciampi e troppe incomprensioni, troppo pochi punti. Soprattutto, resta la sensazione che il tecnico toscano e la sua creatura proprio non riescano a trovare alcun feeling. Un rischio messo in conto con la scelta di affidarsi a Sarri, lontanissimo dal calcio di Gian Piero Gasperini, al quale lo scorso anno - con Juric prima e Raffaele Palladino poi - la società bergamasca aveva provato invano a dare continuità. Ma forse non fino a questo punto.

Per quanto visto finora - e ormai siamo quasi a un terzo del campionato -, se l’Atalanta non è più gasperiniana, di sicuro non è ancora (ammesso che lo sarà mai) sarriana. Non ci sono le triangolazioni, non ci sono i meccanismi funzionanti alla perfezione, non c’è un terzetto che attacca e segna lì davanti, non c’è nemmeno la solidità difensiva che, spesso sottaciuta, è stata una delle ragioni principali della fortuna di Sarri (quasi) ovunque sia andato in carriera. Insomma, è una squadra irriconoscibile rispetto al suo allenatore, e forse viceversa. Così, prevale al momento la continuità anche perché, in fin dei conti, è quella che ai Percassi ha dato le più grandi soddisfazioni: cosa sarebbe successo se, travolti da un avvio negativo, avessero allontanato Gasperini ai tempi? È un motivo per tenere duro con Sarri. Ma forse è davvero l’unico.

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