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Chi è il Gavi italiano? Se esiste, ce lo stiamo perdendo: in Serie A i 2004 non giocano

Chi è il Gavi italiano? Se esiste, ce lo stiamo perdendo: in Serie A i 2004 non giocanoTUTTO mercato WEB
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
giovedì 7 ottobre 2021, 12:38Serie A
di Ivan Cardia

Centimetri, pochi. Classe, tanta. Personalità, da vendere. Nella Spagna che ieri ha tolto palla e risultato all’Italia a San Siro, ha rubato la scena il giovanissimo Gavi. Ha incantato con le giocate, ha innervosito metà degli azzurri, ha rischiato pure l’espulsione ma probabilmente in casa glielo avrebbero perdonato. Sfornato dalla sempre attiva cantera del Barcellona, a volte celebrata troppo e a volte troppo poco, è nato il 5 agosto 2004 e rappresenta un caso eccezionale anche per la Spagna. Non per niente, a 17 anni e 62 giorni, è stato il più giovane debuttante di sempre con la maglia della Roja. In Liga, del resto, vanta già 275 minuti con la maglia dei blaugrana, con tre partite da titolare. Prima di Luis Enrique, ha stregato Ronald Koeman (non che ci volesse molto, in questa disgraziata annata del Barça) risultando decisivo da subentrato nel pari col Granada. Ammirati dal suo talento, viene naturale una domanda da porsi: esiste un Gavi italiano?

Un solo 2004 in Serie A. Ma non è italiano. L’unico calciatore della stessa età di Gavi a essere sceso nel massimo campionato italiano, in questa stagione, è Luka Romero, data di nascita 18 novembre 2004, argentino (ma nato in Messico e cresciuto in Spagna) della Lazio. Sarri lo ha schierato per 9 minuti, nel finale del 6-1 rifilato allo Spezia. Per il resto, il 2004 è un’annata che in A praticamente non esiste, mentre per la cronaca l’unico 2005 “visto” nel nostro massimo campionato è Wisdom Amey, giovane difensore italiano del Bologna, in panchina nelle prime quattro giornate. Dato che è l'anno che più ci interessa, scendiamo nelle categorie inferiori. La situazione si fa più rosea in Serie B: brilla, grazie al gol segnato al Pordenone, Samuele Vignato, classe 2004 che col Monza ha giocato 74 minuti, c’è anche Tommaso Mancini, di luglio 2004, 66 minuti su due presenze con il Vicenza. Per completezza, in Serie C ci sono da registrare i 116 minuti di Tommaso Berti (2004 del Cesena) e i 26 di Alessio Vrioni (Ancona), nonché gli 11 di Flavio Russo del Catania.

Classe 2003, questa sconosciuta. Latitano, ed è un dato ancora più clamoroso se vogliamo, i nati nel 2003. In Serie A se ne registrano, tra i calciatori che siano andati almeno una volta in panchina, nel complesso dieci. L’unico sceso in campo è però il polacco Aleksander Buksa, schierato dal Genoa per 45 minuti. Gli italiani sono: Giorgio Scalvini (Atalanta), Eugenio Fusco e Nicolò Cavuoti (Cagliari), Tommaso Baldanzi (Empoli), Fabio Miretti (Juventus, che conta anche l’argentino Soulé), Nicolò Bertola (Spezia), Edoardo Piana e Jacopo Fedrizzi (Udinese). Tutti al massimo inclusi tra le riserve, almeno finora.

Il 2002 inizia a farsi notare. Magra consolazione, di quest’annata qualcosa inizia a intravedersi. Ci sono gli stranieri, che nella ricerca del nuovo Gavi ci aiuterebbero poco: Gianluca Busio del Venezia, Aaron Hickey del Bologna e Janis Antiste dello Spezia i più presenti finora. E gli italiani? Il più schierato è Mattia Viti dell’Empoli (270 minuti), poi Matteo Ruggeri (Salernitana, 225), seguito da Destiny Udogie (Udinese, 216), Riccardo Calafiori (Roma, 162) e Matteo Cancellieri (Hellas Verona, 123). Per il resto si naviga un po’ a vista. Talento ce n’è, per esempio per merito della Roma che ha sfornato i vari Zalewski, Bove e Ciervo, gli unici altri 2002 italiani a essere scesi in campo finora in stagione. Siamo lontani, è evidente, dall’impiego di Gavi, che vanta anche 88 minuti in Champions League col Barça. E, giova ricordarlo, ha due anni in meno. È un'eccezione? Probabilmente sì, ma in Liga c'è un altro 2004 come Alvaro Bastida, del Cadice, già in campo per 139 minuti. Quanto ai giocatori del 2003 o 2002, non li elenchiamo neanche, il paragone sarebbe impietoso. Prima della tattica, è il tempo che ci frega: per quanto sia giusto avere pazienza e non bruciare i talenti, se pure esistesse un Gavi italiano, ce lo staremmo probabilmente perdendo.

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