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Due trofei, poi il vuoto: il Chelsea ha complicato (di nuovo) tutto con il cambio in panchina

Due trofei, poi il vuoto: il Chelsea ha complicato (di nuovo) tutto con il cambio in panchinaTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 09:26Serie A
Michele Pavese

Solo pochi mesi fa, il Chelsea viveva una notte che sembrava poter segnare una rinascita definitiva. Il trionfo nel Mondiale per Club, unito alla Conference League, rappresentava il punto più alto della gestione di Enzo Maresca: in una sola stagione, il tecnico italiano aveva restituito credibilità, identità e ambizione a un club reduce da anni confusi e spesso deludenti.

E invece, nel calcio di oggi, la memoria è cortissima. A Capodanno Maresca ha lasciato l'incarico di comune accordo con la società, una decisione che ha lasciato più di qualche perplessità per tempi e modalità. Al suo posto è arrivato Liam Rosenior, promosso in corsa dalla "succursale" Strasburgo, realtà orbitante nello stesso sistema proprietario dei Blues. Una scelta che avrebbe dovuto rappresentare una svolta, ma che nei fatti non ha cambiato nulla: squadra senza carattere, risultati altalenanti e la sensazione costante di precarietà.

Il paradosso è diventato evidente proprio in Europa: fuori dalla Champions League contro quel Paris Saint-Germain che appena pochi mesi prima era stato dominato in finale mondiale. Nel frattempo, i parigini sono tornati a viaggiare a un livello completamente diverso, mentre il Chelsea è ripiombato nell’incertezza, quasi in balia degli eventi. Non si tratta di campanilismo né difesa d’ufficio dei tecnici italiani, perché il problema sembra essere più profondo: una gestione degli allenatori troppo umorale, tra faide interne, equilibri fragili e malumori nello spogliatoio. Così, anche chi vince finisce per essere rapidamente messo da parte. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: un club che, invece di costruire su basi solide, continua a ripartire da zero.

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