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Un italiano in Portogallo, Campedelli: "Inter, ad aprile il Benfica era in un momento no"

ESCLUSIVA TMW - Un italiano in Portogallo, Campedelli: "Inter, ad aprile il Benfica era in un momento no"TUTTO mercato WEB
martedì 3 ottobre 2023, 07:00Serie A
di Ivan Cardia

"Il Benfica è allo stesso livello dell'Inter, penso siano partite che vengono decise dallo stato di forma della squadra". Raggiunto da TMW, Igor Campedelli, parla così della squadra di Lisbona. Che conosce benissimo: italiano di Portogallo, in molti lo ricorderanno come presidente del Cesena che nel 2014, vent'anni dopo l'ultima volta, ritrovò la Serie A. Oggi, Campedelli è il CEO dell'agenzia Sferico, che opera principalmente in Portogallo: "L'anno scorso l'Inter ha battuto il Benfica anche perché l'ha incontrato nel peggiore momento possibile, un mese prima avrebbe avuto molte difficoltà. Si equivalgano molto, l'Inter ha chiaramente qualche valore in più a livello individuale. Però il gioco che riesce a esprimere il Benfica è di altissimo livello, non a caso è una delle squadre che hanno più partecipazioni alla Champions League. L'esperienza pesa sempre e il Benfica ne ha tanta".

Quanto è cambiata la rosa del Benfica rispetto all’anno scorso?
"Beh, ha perso Gonçalo Ramos che era un riferimento importante, però in linea di massima la squadra è migliorata. Ha cambiato, ma ha mantenuto l'ossatura centrale, molto valida. Ha fatto degli innesti mirati, ma può contare su una base che è quella dell'anno scorso. Se togliamo Vlachodimos, Grimaldo e Ramos il resto sono giocatori che c'erano anche l'anno scorso".

Che cosa deve temere l'Inter?
"Il punto di forza principale è nel gioco, nell'intensità che riesce a tenere e nel proporre soluzioni con qualsiasi giocatore. Tutti sono in grado di andare in gol, sanno inserirsi bene e creano tante occasioni: hanno un discreto possesso palla, per questo motivo risulta spesso imprevedibile. Ci sono giocatori come Di Maria o Rafa Silva che non sono veri attaccanti, ma riescono ad arrivare spesso alla conclusione: quello di Schmidt è un sistema di gioco che rende tutti pericolosi. Non possono contare su un Lautaro o su un Lukaku, per restare al precedente dell'anno scorso, però hanno un grande collettivo".

E su quali debolezze può puntare?
"In casa ne vedo pochissime; oggi si gioca a San Siro, quindi magari cambia qualcosa. È una squadra molto quadrata, anche col Porto ha fatto una buona gara, pur agevolata dall'espulsione prematura di Cardoso. Non è una squadra imbattibile, però non ha neanche particolari punti deboli: stasera non avrà Silva, squalificato, e lì potrebbe magari crearsi un possibile vantaggio perché manca un titolare".

Qual è la percezione che si ha dell’Inter oggi in Portogallo? È considerata un top team a livello europeo?
"C'è un'altissima considerazione. Il mercato portoghese ha un feeling diretto con quello inglese, però l'Italia resta molto considerata e l'Inter nello specifico. Ha una grande tradizione ed è molto rispettata in Portogallo, dove il calcio italiano".

Lautaro è l’uomo del momento: da uomo di mercato, quale può essere la valutazione dell’argentino?
"Oggi fare i valori non è facile, però penso che i dirigenti dell'Inter non scenderebbero mai sotto gli 80 milioni di euro. Non è più un ragazzino, ma è ancora giovane per essere un attaccante. Poi dipende molto da dove arriverebbero eventuali offerte, perché anche quello fa la differenza. È chiaro che il mercato portoghese vende meglio di quello italiano, paradossalmente, però Lautaro in questo momento è tra i più costosi al mondo".

Il campionato portoghese è tradizionalmente considerato fuori dai Big-5, ha la sensazione che abbia accorciato il gap?
"A livello di valori, sì. A livello economico e ambientale, no: qui si trovano ancora partite del massimo campionato con 1.500/2.000 spettatori. Comunque parliamo di un Paese piccolo: Benfica-Porto si può tranquillamente paragonare a un derby Inter-Milan, non ha niente in meno. Il campionato portoghese perde scendendo dal Braga in giù: sono valori molto diversi da quelli che abbiamo in Italia o anche che ci sono in altri Paesi, dove ci sono squadre con capacità e pubblico superiori. Se prendiamo il Genoa e la paragoniamo a una squadra neopromossa in Portogallo, la differenza è veramente tanta".

Ci racconti la sua nuova avventura alla guida di Sferico.

"Noi, come si suol dire, non inventiamo nulla: cerchiamo di interpretare bene il nostro lavoro e il nostro mestiere. Ci fa piacere che i ragazzi su cui abbiamo investito quando erano giovani oggi possano giocare in squadre di alto livello. È il motore che muove la nostra attività, magari di seguire un profilo che gioca in Serie B o in una seconda squadra portoghese, per poi trasferirlo nei grandi campionati. Non siamo un'agenzia basata su una nazione, ma si muove in ambito internazionale, dalla Russia al Venezuela, passando per l'Italia, il Portogallo e via dicendo. Il calcio sarà sempre più internazionale. È chiaro che la base è in Portogallo, però è anche vero che è più facile muovere i calciatori portoghesi all'estero".

Come si ritrova un italiano alla guida di un'agenzia portoghese?
"Io sono venuto in Portogallo non per questo fine, ma all'epoca con investitori per guidare un progetto con una squadra di massima serie, l'Olhanense. Quando ho deciso di cambiare progetto, rimanendo nel mondo del calcio ma con una veste diversa, ho intravisto nel Portogallo molte più possibilità rispetto all'Italia. Per tanti motivi, il primo dei quali è quello che si può lavorare su calciatori extracomunitari e quindi su mercati come quello africano o sudamericano, con una facilità molto superiore rispetto a quella che si ha in Italia. Da noi ci sono troppi blocchi, che impoveriscono il calcio di qualità".

Facciamo un paio di nomi: in passato Jean Onana è stato vicino al Milan, come mai poi non si è concretizzata?
"Diciamo che non c'è stata l'accordo economico tra il Bordeaux e il Milan, che voleva fare l'operazione in prestito, mentre il Bordeaux voleva cederlo a titolo definitivo e alla fine è andato al Lens".

Felix Correia è tornato in prestito in Portogallo: può esserci ancora un futuro alla Juve per lui o è il preludio a un ritorno definitivo in patria?
"Secondo me ha fatto la scelta giusta. Le posizioni sono diversi e i giocatori sono diversi, ogni esempio è particolare. Ma prendiamo Bruno Fernandes, che ovviamente aveva trascorsi diversi: è esploso definitivamente al Manchester United. Fatte le dovute proporzioni, ha bisogno di un calcio più vicino alle sue caratteristiche. Poi io sono convinto che tornerà a giocare in una grande, in Europa o anche in Italia. Potrebbe essere la Juventus, perché no? Ogni giocatore deve fare il suo percorso. Lui ha questo: è un ragazzo che è stato proiettato nel calcio di massimo livello con tante aspettative, non facili da gestire. Però il talento è lì e secondo me sta anche maturando quello che probabilmente gli mancava per poi affermarsi e ritornare in contesto di altissimo livello".

Segue sempre il Cesena?

"Assolutamente sì, rimarrà per sempre la mia squadra del cuore. Mio fratello (Nicola, tecnico della Primavera del Cesena) allena là, mio nipote gioca là, la mia famiglia vive lì. Cesena fa parte del mio cuore. Penso e spero che possa essere l'anno che torna in Serie B, poi mi farebbe anche piacere perché seguiamo un ragazzo 2004 come Francesconi, che da poco ha firmato un contratto da Pro e sarebbe una soddisfazione doppia. Penso e spero che il Cesena sia la favorita la promozione, glielo auguro".

Il rapporto con la piazza, quindi, è rimasto buono.
"La verità è che ho sempre avuto un ottimo rapporto con la piazza, prima che si sia voluto inquinare quello che agli occhi del mondo è stata un percorso incredibile, dalla doppia promozione ai giocatori arrivati. Chi ha occhi per guardare e giudicare in forma obiettivo e seria lo fa: ho spesso attestati di stima. Poi, chiaro, c'è a chi piace buttare fumo negli occhi alla gente per cancellare quello che nella realtà è stato fatto e che è ancora lì: lo stadio in cui si gioca oggi l'abbiamo fatto noi, preparato noi per la Serie A. E oggi è ancora lì, pronto per palcoscenici diversi. C'è chi deve dare contro per forza: escludendo queste poche persone, che alla fine però fanno tanto rumore, sono contento perché ricevo continui attestati di stima e c'è tanta gente che ricorda quegli anni per quello che effettivamente sono stati".

La fine, però, è stata amara…

"Beh, è stata amara perché quando dai tutto te stesso per una società e poi ti vengono tirate addosso tutte le colpe. È chiaro che questo ti amareggia. Però, ripeto: agli occhi di chi vuole vedere è tutto chiaro. A chi non vuole vedere dico: non mi interessa, si tenga la sua opinione. Io dormo sereno, oltretutto in tutte le sedi, dalla giustizia sportiva a quella ordinaria, ho avuto ragione. Però, vede: in Italia, anche se vieni assolto, ti considerano assolto perché la giustizia non funziona. Se sei condannato, sei condannato e devi stare zitto. Se vieni assolto, peraltro da tutte le cause che hai dovuto affrontare, neanche questo basta agli occhi di chi ha un preconcetto".

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