Inter, i campanelli d'allarme da disinnescare
Gianluigi Longari
Dopo mesi vissuti sul velluto, generando mani spellate per il bel gioco, l’attitudine e la costruzione di identità senza lasciare da parte il conseguimento del risultato, in casa Inter si iniziano a fare i conti con campanelli d’allarme che riecheggiano in maniera un po’ troppo sinistra per non essere presa in considerazione in maniera approfondita. Che questo mese sarebbe stato determinato da un ciclo terribile era evidente fin da quando il calendario fu stilato con la cadenza degli impegni che abbiamo conosciuto, che però potesse determinare un mondo sostanzialmente alla rovescia per l’universo nerazzurro è tutta un’altra storia, che porta a riflessioni articolate. A partire dai passaggi a vuoto, quantomeno di incertezza, che riguardano Handanovic ed un rendimento che da tempo non è più quello dei momenti più felici.
E poi il reparto avanzato, soprattutto con Lautaro Martinez che non segna da troppo tempo per essere archiviato come un semplice momento di appannamento. Nessuno mette in discussione la qualità del singolo, ma piuttosto le dinamiche dell’assetto offensivo con Dzeko, che vede quasi sistematicamente l’argentino come sacrificato prima della fine delle partite, per importanti che siano. Prima di quei 20 minuti finali che troppo spesso trasformano imprese in corso d’opera, in strette di mano e complimenti dall’esito amaro.
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