Inter in orbita con Dimarco e Calhanoglu. Scudetto a un passo, aspettando il derby
Nella serata finale di Sanremo il festival è tutto dell’Inter, sempre più vicina ad uno scudetto voluto e inseguito dal primo giorno di ritiro. Aspettando la partita del Milan contro la Cremonese i punti di vantaggio sui rossoneri sono tredici, una marea a undici giornate dalla fine del campionato. I più scaramantici diranno che manca il derby e c’è la Coppa Italia di mezzo, insieme a qualche altra partita più che rognosa. Le trasferte di Como e Firenze, insieme ai match casalinghi contro Roma e Atalanta, squadre in piena lotta per un piazzamento in Champions League. Tutto vero, ma la strada è tracciata e solo un crollo verticale dei nerazzurri potrebbe riaprire i discorsi. Non solo, perché la squadra di Allegri allo stesso tempo dovrebbe essere perfetta. Insomma, si parla di u quasi improbabile allineamento dei pianeti.
Cristian Chivu è ormai il comandante di una squadra che in Serie A è diventata un bulldozer. Dalla sconfitta contro il Milan l’Inter ha vinto quattordici delle ultime quindi partite in campionato. Nessuno, neanche il più incallito tifoso della Beaneamata, avrebbe mai creduto ad una scia di risultati così travolgente. Contro il Genoa ci ha pensato Dimarco ad aprire la strada con un sinistro dei suoi: al volo, ad incrociare, semplicemente perfetto. L’ennesima perla in una stagione da dominatore assoluto: assist man e goleador di un’Inter che ha trovato il raddoppio su rigore con Calhanoglu, al rientro dopo l’infortunio. Lautaro Martinez (spettatore in tribuna), può recuperare dall’infortunio con tutta la serenità del mondo. Il 2-0 di San Siro lancia l’Inter in orbita e nasce da lontano, con Chivu che cambia volto all’Inter rispetto alla partita contro il Bodo.
In difesa c’è De Vrij e Bisseck parte dalla panchina, mentre Bonny fa coppia con Thuram in attacco. Il primo sussulto della partita è del Genoa: Colombo arma il sinistro ma la sua conclusione potente si spegne alta sulla traversa. Dall’altra parte Barella mastica la conclusione con l’esterno destro, Akanji vola di testa e non inquadra la porta. Ci pensa invece Bonny a scaldare i guantoni di Bijlow, bravo a respingere in corner il sinistro avvelenato dell’ex Parma. È il segnale che accende l’Inter e anche il pubblico di San Siro, assopito per buona parte dei primi minuti aspettando la scintilla per dare fuoco alle polveri. La manovra della squadra di Chivu cresce di tono: Mkhitaryan scuote San Siro con un destro che scheggia la traversa, Bonny impegna ancora Bijlow con una torsione di tesata respinta in tuffo. Sono i segnali del gol che arriva al 31’: Mkhitaryan sforna un lob delizioso e Dimarco incrocia con il sinistro in corsa all’angolino.
Il Genoa barcolla ma rimane in piedi, cercando di creare i presupposti per pareggiare il match nella ripresa. De Rossi toglie dal campo l’ammonito Malinovskyi per Amorim e inserisce anche Ekuban, Chivu risponde buttando nella mischia Pio Esposito e Calhanoglu per Thuram e Mkhitaryan. I rossoblu ci provano con Ellertsson e non sfondano, l’Inter tiene ila palleggio e punisce a venti minuti dalla fine. Il destro deviato di Luis Henrique finisce contro il palo e sul contro cross del brasiliano Amorim intercetta il pallone con il braccio: dal dischetto si presenta Cahanoglu e non perdona, con il piatto destro a scaricare le speranze di pareggio del Genoa. Il finale di partita è pura accademia con la Curva Nord, anche se l’Inter rischia di riaprire la gara con una goffa deviazione di Akanji che sfiora il clamoroso autogol. Sarebbe stato il pasticciaccio brutto in una notte perfetta.











