Inter, le parole non bastano
Gianluigi Longari
Crisi ufficializzata. Poco da aggiungere se non i consueti buoni propositi che solitamente accompagnano i risultati negativi, corredati da promesse di rilancio e di mancata arrendevolezza nei confronti dell'incedere della stagione. Poco di concreto cui appigliarsi, dunque, perché se è noto che le parole se le porta via il vento, è l'umore dell'impatto con la classifica ad azzerare gli spiragli di ottimismo. La conferma di Inzaghi è un atto dovuto che la dirigenza dell'Inter ha portato avanti nel rispetto della propria scelta di rinnovare il contratto del tecnico non più tardi di due mesi fa, ma è inevitabile che la svolta debba arrivare attraverso il lavoro e la discussione delle proprie convinzioni. In primis quella legata alla cervellotica alternanza che non ha prodotto alcun risultato se non quello di disperdere l'amalgama dell'undici che lo scorso anno tanto bene aveva fatto.
E poi quella delle scelte di formazione in antitesi con i già pochi investimenti permessi dalla proprietà. Onana scalda la panchina, Gosens non ha avuto mai modo di costruire una continuità di impiego tale da farlo crescere di condizione, Asllani non viene mai impiegato così come Bellanova. E poi Lukaku, oggi come non mai chiamato a vestire i galloni di leader di un gruppo fragile e che necessita di una guida che nessuno come il belga potrebbe davvero rappresentare. Dopo la sosta il suo ritorno, a Inzaghi il compito di farlo accogliere da ben altra Inter.
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