La gara dell'anno per la Juventus. Contro Dani Parejo, il preferito di Alfredo Di Stefano
Alfredo Di Stefano per il Real Madrid è stato la quintessenza del madridismo bianco e puro. Vincente e dominante, bello e possibile. E fu lui, in carne, ossa e sorriso a mezzi denti, a incoronare il piccolo Daniel Parejo Munoz come "il miglior talento della Fabrica". Quello che è stato il giustiziere a metà della Juventus in Champions e del Celta Vigo nell'ultimo week-end di Spagna, è difatti un prodotto della cantera del Real Madrid e lì la leggenda delle Merengues rimase folgorata tanto da andare al seguito delle gare del Castilla solo in caso di sua presenza in mezzo al campo. Non una squadra qualsiasi, ma la seconda del Madrid, quella che gioca al Di Stefano, giusto per intendersi. Il salto in prima squadra per il luminoso regista dei giovani Blancos, è però complicato. Perché lui rende semplici le cose difficili, ma nei piani altissimi dell'Olimpo madridista è il momento dei Galacticos e delle brame di grandeur di Florentino Perez che vuole giocarsela di nuovo alla pari col Barcellona di Pep Guardiola.
L'occasione di Don Alfredo, il salto al Valencia
Va al QPR, a Londra, per provare a trovare una sua traiettoria. Un anno per poi tornare a Madrid, i tifosi dei Rangers restano illuminati dalla sue giocate nelle piovose giornate inglesi. A Madrid, però, solo un uomo lo crede pronto per il Real: è sempre Don Alfredo Di stefano ma poche partite, cinque, da subentrato, non bastano nonostante l'alta benedizione. Così va al Getafe, col quale si conquista pure l'Under 21 delle Furie Rosse. In provincia si dimostra un leader vero, tanto da conquistarsi nuovamente un posto nell'epicentro del calcio spagnolo. Va al Valencia da Mauricio Pellegrino ma il meglio inizierà a darlo, coi Taronja, con Ernesto Valverde.
Leader maximo
L'avventura subisce pure degli scossoni, compreso l'esser messo fuori rosa da Cesare Prandelli per una serata in discoteca dove viene ritratto a insultare l'allenatore italiano. Anche i tifosi lo criticano, poi arriva Marcelino e la storia cambia. Parejo diventa uomo e da lì torna capitano e centro gravitazionale dei Pipistrelli al Mestalla. Alzerà da capitano una Copa del Rey, in un anno difficilissimo per il Valencia, e dopo 383 presenze dirà addio. Se lo gode ora Vila-Real, pochi chilometri a nord ma tutt'altra storia. Un piccolo paese che vive sul pelo dell'acqua delle sorti del Sottomarino e delle industrie della Ceramica. E il miglior operaio ha la leadership dei grandi, la Juventus ne sa già qualcosa.






