Manna svela: "Volevamo Gila al Napoli prima di Badiashile, ma il Milan è stato veloce"
Giovanni Manna, direttore sportivo del Napoli, è stato intervistato dal canale YouTube 'Colpi da Maestro': "Il mio percorso è stato un po' strano: sono stato un giocatore modesto nei dilettanti, mi piaceva più di tutto allenare. Quello mi ha fatto crescere la voglia e la passione, il calcio ha rappresentato per me la parte principale della vita, come tuttora. Situazioni critiche da gestire? Me ne vengono parecchie, come il doping di Pogba durante l'allenamento... Bisogna sempre rimanere lucidi prima di prendere decisioni avventate e per me è difficile, perché sono impulsivo".
Cos'è stato l'ultimo calciomercato per il Napoli?
"Oggi siamo contenti. Il tifoso ha voglia di scoprire giocatori nuovi ed emozionarsi, ma noi dovevamo assolutamente seguire una linea. Nel mio biennio abbiamo acquistato tanti calciatori e bisognava rispettare i parametri. La squadra per noi era comunque completa, se non fosse uscito nessuno non avremmo rimpiazzato. Abbiamo provato a fare uscita, con un po' di fantasia, ma ci siamo incastrati e abbiamo preferito evitare strade tortuose e rischiare di rimanere impantanati. Anche il mister dice che non sempre chi arriva ti migliora: lo scorso anno siamo stati condizionati dagli infortuni, in questo speriamo di essere più fortunati".
Allegri com'è?
"Una persona che dà tutto se stesso alla causa. Lo conosco, abbiamo lavorato insieme alla Juventus e anche lì ha dato tutto. Parte dalla base di una squadra forte, che era ben allenata: insieme stiamo cercando di plasmarla a sua immagine e somiglianza, cambiando alcune dinamiche. Pensiamo di poter fare una buona stagione, togliendoci qualche soddisfazione lavorando".
Ci racconta la trattativa Badiashile com'è andata?
"La verità è che abbiamo provato a fare Gila all'inizio, la situazione era golosa. Però non c'erano i tempi e il Milan è stato veloce ad accontentare tutti quanti. Poi purtroppo Buongiorno si è fatto male, quindi abbiamo dovuto intervenire sul mercato: Badiashile ha le caratteristiche che cercavamo. Ha struttura, sa giocare, è veloce: il Chelsea lo ha preso come grandissimo talento, ha avuto un paio d'anni così così, per forza devi prenderti un rischio. Per noi può darci grande mano".
Dalla Serie B avete pescato Favasuli.
"Prima le squadre di Serie A, anche importanti, compravano i migliori giocatori dalla B, oggi quella cosa si è un po' persa. Quello è sempre stato un campionato che ho seguito con attenzione, anche perché è molto divertente. Costantino lo scorso anno ha dimostrato di essere uno pronto e che meritava lo step. C'erano anche altri nomi, ma mi ha colpito per la determinazione e la maturità mentale con cui si è approcciato. Cercavamo un calciatore fuori lista che imparasse da Di Lorenzo, il nostro capitano: potrà darci una mano, è un grande lavoratore, umile. Valori che non si trovano più nel calcio moderno".
Come si scelgono i giocatori?
"A me piace parlarci di persona, l'ho fatto quasi con tutti. E con alcuni più volte. Ricordo lo scorso gennaio, quando abbiamo preso Alisson Santos un po' a sorpresa: quando l'ho incontrato, aveva un sorriso così grande da riempire. Mi ha dato un'emozione, mi ha trasmesso qualcosa di diverso. Succede anche che incontri un grande campione e lì riconosci un valore, ma l'emozione ti segna".
Come si lavora con i giovani?
"Dovremmo avere più coraggio nel farli giocare. Prima si faceva, ora si ha sempre paura. Ogni volta che facevamo una squadra nella Next Gen della Juventus eravamo giovani e pensavamo che avremmo sempre perso e invece facevamo ogni volta delle grandi partite. Così prendi convinzione in ciò che fai e l'abbiamo trasmessa anche sopra: così hanno potuto esordire una serie di giocatori e rimanere in pianta stabile alla Juve, alcuni anche venduti".
Quanto l'ha segnata la Juventus?
"Un'esperienza che mi ha cambiato la vita. Lavorare e veder crescere e diventare uomini dei ragazzi di quell'età, ti segna. Fai un percorso di vita insieme. Sono molto legato a questi ragazzi, anche quelli che giocano in B, non solo i top. Anzi, forse di più con gli altri. C'era un gruppo di lavoro di livello assoluto".
Com'è andata la cessione di Lukaku?
"Quando lo abbiamo preso, facciamo tre anni di contratto in un accordo complicato con il Chelsea. Le cose però non vanno mai come prevedi, dovevamo gestire uno stipendio importante, anche poi avendo fatto un investimento su Hojlund. Non è andata come ci aspettavamo la cessione, ma in un mercato complicato riuscire a trovare qualcuno che lo comprasse...Siamo stati fortunati, dai. A lui comunque auguro il meglio, con noi ha vinto lo Scudetto e ci ha dato veramente tanto".
L'ha delusa la cortina di polemica creata attorno a lui a fine scorsa stagione?
"La situazione è stata complicata, i calciatori sono un po' egoisti come tutti noi. Lui pensava al Mondiale e a dover recuperare, noi stavamo lottando per un obiettivo vitale come la Champions e qualcosa puoi lasciare per strada. Nel calcio capita".
Le piace la nuova Champions League?
"A me piaceva più prima, ma da tifoso nelle ultime due giornate ti diverti. Giocarla accresce tantissimo, le partite di Champions hanno un peso diverso".
De Laurentiis com'è, come capo?
"Non ti annoi mai. Però va ringraziato, io sono arrivato a Napoli e a 36 anni mi hanno dato una possibilità incredibile, dopo un 10° posto. Una cosa folle. Mi chiama Chiavelli, ho incontrato prima lui e poi il presidente. ADL mi disse che gli avevo fatto un'ottima impressione e che o ero veramente bravo o ero un grande attore. Gli ho risposto che magari avremmo fatto un film (ride, ndr)".
La sua prima esperienza è stata a Forlì, come ci è capitato?
"Io sono laureato in Economia, ho fatto un master in Management Sportivo a San Marino e faccio lo stage a Forlì perché il loro direttore veniva da là. Gli faccio il commerciale, vendo sponsor, poi dopo tot mesi mi ha detto che ero sveglio e avrei fatto il team manager. Così ho iniziato".
Ha portato poi il Lugano due volte in Europa League.
"La mia prima esperienza da direttore sportivo. Inizio con Zeman e ricordo che in una riunione a dicembre disse al presidente che di calcio avrebbe parlato soltanto con me, dopo non avermi parlato per un mese intero appena arrivato. Mi ha studiato, poi in qualche mese ci siamo piaciuti. L'anno dopo facciamo il 3° posto e usciamo dal girone di Europa League con 9 punti. Ancora dopo, un'altra qualificazione, entrambe le volte con il budget più basso del campionato. Prendevamo giocatori dalla B italiana, svizzeri forti, qualche colpo a effetto".
Com'è stato vincere lo Scudetto?
"Come un sogno, in un anno tosto e ricco di difficoltà. Quando sei lì non pensi mai di potercela davvero fare. Noi pareggiamo a Parma, Inter e Lazio pareggiano, giochiamo l'ultima giornata di venerdì: la mattina prendo la macchina e vado al centro sportivo per la rifinitura. Mentre vado, vedo le bandiere in città e lì forse ho realizzato che stavamo davvero per vincere lo Scudetto. Al mio primo anno, penso irripetibile".
Con Conte come si è trovato?
"Quando firmo a Napoli, nella mia testa c'erano Gasperini e lui. Due figure forti, un ragazzo ha bisogno anche di uno con cui lavorare e fare le cose insieme: l'unità ti permette di essere più forte, anche nello spiegare al presidente certe scelte. Con Antonio mi sono trovato benissimo, mi ha fatto vincere uno Scudetto storico che spero non sia l'ultimo. Mi ha insegnato tanto, facendomi alzare il livello: uno così meticoloso ti fa rendere di più. Al primo anno abbiamo dovuto vendere Kvaratskhelia e non lo abbiamo rimpiazzato, mi ha dato una grande mano e devo ringraziarlo".
Allegri che idea forte è?
"Dopo Antonio è importante avere una personalità forte, anche diversa, ma che lo spogliatoio, la piazza e il presidente possano riconoscere. E per me il lavoro non è interrotto: quest'anno ok, poi dal prossimo dovremo iniziare a cambiare un pochino, siamo arrivati alla fine di un ciclo iniziato con Spalletti. Max, dopo l'anno di Milano, secondo me ha voglia di rivincita. È incredibile come si possa mettere in discussione, lui ha voglia di rivalsa, la stessa nostra dopo la scorsa annata".
Che messaggio manderebbe ai tifosi del Napoli?
"Il pensiero è di avere pazienza e fidarsi, le scelte fatte non sono per oggi ma per domani. E magari per un anno devi accontentarti un pochino ma puoi gettare le basi per continuare a lavorare in quelli successivi".
Quale sceglierebbe come suo miglior acquisto a Napoli?
"McTominay. Su De Bruyne devo fare un media tra aspettative, lavoro fatto per prenderlo e quello che ha fatto: per ora quarto. Badiashile ancora lo tengo in fondo, Buongiorno è stato il primo acquisto mio a Napoli, ci sono legato e lo metto secondo. Spinazzola terzo, Neres quinto. E Lukaku sesto".






