Pasalic ritrova il gol dopo la scomparsa del padre: indici al cielo e pianto liberatorio
Un gol, gli indici a indicare il cielo e alla fine il pianto liberatorio di chi aveva un grosso magone sulle spalle da cui forse non si libererà mai del tutto - e certamente non con un gol realizzato in una partita di calcio - ma che può dedicare a chi non c’è più. C’è stato tutto questo nella rete con cui Mario Pasalic ha chiuso i conti, in pieno recupero, di Atalanta-Torino, dedicata al padre scomparso lo scorso 17 dicembre.
Un evento che nelle scorse settimane toccò tutto l’ambente atalantino, che si è stretto e compattato attorno al proprio giocatore. “Con l'ad Luca Percassi e i dirigenti siamo stati in Croazia da Mario a portare la nostra vicinanza”, disse Palladino in quei giorni difficili, in una conferenza stampa rotta dal pianto: “Oltre ad essere una squadra, siamo una famiglia. Volevamo stargli vicini. Domani abbiamo una partita importante, da oggi ci prepareremo e saremo concentrati sul campo, A Genova, Mario non ci sarà, resterà con la famiglia”. Insomma, parole toccanti, di un tecnico che si è sempre dimostrato una figura fraterna per i giocatori, con cui costruire un rapporto che andasse oltre al calcio.











