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Possesso Hellas, efficacia Pisa: i numeri di uno scontro salvezza in equilibrio precario

Possesso Hellas, efficacia Pisa: i numeri di uno scontro salvezza in equilibrio precarioTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 07:45Serie A
Davide Caruso

Se la classifica piange, i numeri non ridono. Il pareggio a reti bianche del Bentegodi lascia Verona e Pisa a braccetto all'ultimo e penultimo posto, inchiodate a 15 punti. Un immobilismo che trova perfetta corrispondenza in una partita dove la paura di perdere ha spesso paralizzato la voglia di vincere, ma dove le statistiche svelano due modi opposti di interpretare la sopravvivenza.

Il possesso come scudo: la strategia conservativa dell'Hellas
Analizzando i dati a mente fredda, il 61% di possesso palla del Verona assume i contorni non di un dominio, ma di una protezione. La squadra di Sammarco ha gestito la sfera per due terzi del tempo effettivo (367 passaggi riusciti contro i 211 del Pisa), utilizzandola come anestetico per addormentare i ritmi. Tuttavia, la sterilità di questo palleggio è il sintomo più preoccupante per una squadra che deve risalire la china: su una mole di gioco così ampia, produrre solo 2 tiri dall'interno dell'area (contro gli 8 subiti) evidenzia una difficoltà strutturale nel trasformare la manovra in pericolo. Al-Musrati (11,48 km percorsi e 51 passaggi) ha diretto il traffico con ordine, ma l'Hellas è sembrato più preoccupato di non scoprire il fianco che di affondare il colpo, tenendo una linea difensiva alta (52,51m) più per comprimere il campo che per aggredire.

Il Pisa e il coraggio della sofferenza
Dall'altra parte della barricata, il Pisa di Hiljemark ha mostrato l'identità tipica di chi è pronto alla battaglia nel fango della zona retrocessione. Accettare di difendere con un baricentro medio bassissimo (46,36m nel primo tempo) contro una diretta concorrente è stata una scelta rischiosa ma calcolata. I toscani hanno rinunciato all'estetica per la sostanza: meno palloni toccati, ma molto più pesanti. Il dato di 10 tiri totali contro 4 e, soprattutto, gli 8 tentativi dentro l'area di rigore scaligera, raccontano che ai punti il Pisa avrebbe meritato qualcosa in più. Idrissa Touré è stato il giocatore più pericoloso della partita con 3 tiri totali, un dato che sottolinea la capacità di inserirsi negli spazi lasciati liberi dal Verona sbilanciato in avanti. La squadra nerazzurra ha interpretato lo scontro salvezza con una verticalità disperata e necessaria, affidandosi ai polmoni d'acciaio di Stefano Moreo, primatista del match con 11,712 km percorsi, emblema dello spirito di sacrificio richiesto a chi lotta per non retrocedere.

Alla fine, il tabellino recita 0-0 e la classifica dice 15 punti per entrambe. Ma se il Verona dovrà interrogarsi su come rendere pericoloso il suo possesso palla, il Pisa torna a casa con la consapevolezza che il suo "catenaccio attivo" (54 palloni recuperati a 35) produce occasioni. In una lotta salvezza così serrata, saper soffrire e ripartire potrebbe essere l'arma che fa la differenza tra la Serie A e il baratro.

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